Il giro di Taiwan in 5 giorni (IV parte)

Lasciata finalmente Taidong, ci dirigiamo verso Dulan. Prendiamo un autobus che in circa mezz'ora arriva a destinazione, passando per la costa che offre panorami mozzafiato. Spiagge bianche e palme altissime con ciuffi sbarazzini, abitazioni colorate e come sfondo sempre il mare. Un mare enorme e profondo.



Arriviamo a Dulan, piccolo villaggio aborigeno vicino all'oceano Pacifico, che leggo sulla guida essere un po' quello che era Goa per gli occidentali negli anni '70, un paradiso per nostalgici "figli dei fiori". E infatti pur essendo cosi' piccola, ci sono diversi stranieri che si sono stabiliti da soli o insieme alle consorti taiwanesi alla ricerca di una vita più eco sostenibile, a contatto con la natura e alla ricerca di quella pace interiore che forse la città e il loro Paese di origine non riesce a dargli.

Il villaggio è costituito da un viale principale dal quale si diramano stradine secondarie che portano al mare o in montagna. Ci incamminiamo senza meta e incontriamo un uomo indiano che parla perfettamente cinese e siede con locali per strada.  

Avrà più di 60 anni e vive là con la moglie taiwanese. Hanno un ristorante indiano. Incontriamo anche un ragazzo italiano in bici. E' ingegnere e a Dulan ha aperto una pizzeria. Lui e la sua ragazza, che vive a Taipei, sono diventati nostri amici.

Poi c'è Marino, un americano di origini italiane che si è inventato una fabbrica di pane! Roman è invece un artista canadese proprietario di un ostello insieme alla moglie. E la lista è lunga... Insomma, questo posto è un concentrato di gente diversa e di storie.

Continuiamo la nostra passeggiata, esplorando stradine semi deserte sulle quali si affacciano case colorate e, qua e là, qualche statua o segnaletica a ricordarci che Dulan è anche un villaggio aborigeno, abitato dagli Amis. Questa tribù del ceppo austronesiano è una delle più numerose comunità aborigene della East Coast.



Questa volta decidiamo di non fermarci più a dormire a Taidong, ma proseguiamo il nostro viaggio di ritorno verso casa, facendo un piccolo stop in una cittadina fondata durante la dinastia Qing, di nome Jiufen. Situata su un promontorio e difficilmente raggiungibile in passato, rimase sconosciuta sino alla scoperta dell'oro durante l'occupazione giapponese nel 1893. Molte delle sue abitazioni sono rimaste intatte e la loro architettura ricorda l'influenza giapponese di quel periodo. Durante la seconda guerra mondiale molti prigionieri furono costretti ai lavori forzati nelle miniere di oro di Jiufen, ma dopo la guerra l'attività di estrazione dell'oro andò in declino.

Oggi Jiufen resta una famosa attrazione turistica per le sue viuzze con i vecchi caffè e negozietti in stile giapponese e per la sua stupenda vista sull'oceano.