Il giro di Taiwan in 5 giorni (II parte)

Dopo aver mangiato la pizza (e dopo un po' di nostalgia di casa) abbiamo deciso di non dormire a Tainan, anche perché avevamo fretta di vedere tutta l'isola, perciò abbiamo preso il primo treno disponibile sino a Kaohsiung (o Gaoxiong, in cinese). Di questa città abbiamo visto solo la stazione, ma ci è bastato per capire che fosse come tutte le altre e quindi, avanti la prossima...

La destinazione successiva era Kenting, più lontana da raggiungere, poiché all'estremo sud di Taiwan e, in mancanza di treni, l'unica opzione disponibile era l'autobus. A questo punto ci sono state proposte due alternative, corrispondenti a due tipologie ben distinte di mezzo:

1. autobus lento ma "safe" (sicuro)

2. autobus veloce ma pericoloso


Ovviamente quale abbiamo scelto? L'opzione 2, naturalmente! E grazie a qualche pia divinità che non ci voleva ancora lassù (troppa fatica stare dietro a questi due, scombussolerebbero anche il paradiso... o l'inferno- dipende dai punti di vista- avrà pensato) siamo arrivati a Kenting sani e salvi.

Si sa che la notte rende tutto più pauroso e minaccioso per certi aspetti, ma ha la capacità anche di illudere e far sembrare un luogo bello e accogliente, con le sue luci soffuse, il gioco delle ombre e i riflessi della luna. Ecco, Kenting di notte ci è sembrata carina. Guardandoci un po' intorno, siamo andati subito alla ricerca di un posto dove dormire (ah sì, certo, logicamente non prenotiamo mai in anticipo e i nostri viaggi sono sempre un'avventura- giusto per stancarci un po' di più - ma vuoi mettere il gusto dell'ignoto, il non sapere cosa farai e dove starai con la certezza di un albergo, di un indirizzo preciso, di quello che ti aspetta?). Abbiamo visto diversi hotel, guesthouse, pensioni con vista sull'oceano, ma la maggior parte non avevano stanze disponibili. Così alla fine abbiamo optato per un hotel senza vista sul mare e in perfetto stile.... greco! In effetti la facciata bianca con le cupolette azzurre ricordava molto la Grecia e, complice appunto la notte, eravamo a Santorini, anziché a Taiwan!

La mattina seguente ci siamo lavati e vestiti in fretta e furia perché era insopportabile l'idea di non sapere dove fossimo e siamo corsi fuori a fare un giro e a vedere di nuovo Kenting con la luce del sole, rivelatrice di verità, di crudele realtà. Una strada principale con alberghi e ristoranti, sulla cui architettura sorvoliamo (è sempre la stessa: brutta, vecchia, insensata, priva di qualsiasi senso estetico), ma la natura per fortuna è meravigliosa dappertutto qui. Insomma, dove ci mettono le loro mani, fanno danno. Questo posto dovrebbe essere un parco nazionale abitato solo dagli aborigini, così com'era in origine.



Le spiagge vicino a Kenting non sono male, ma la sabbia è scura e io, che sono salentina, mi accontento di poco e prediligo la sabbia bianca e il mare azzurro come il cielo. Quindi, dopo un bagnetto rinfrescante, proseguiamo e un posto chiamato "Baisha Beach" (in italiano Spiaggia Sabbia bianca) fa proprio al caso nostro.

Prendiamo un taxi, poiché è abbastanza lontana da Kenting, e dopo circa 15-20 minuti passando per campagne, foreste, spiagge varie, arriviamo a destinazione. Ebbene sì, la sabbia è proprio bianca e anche il mare è molto bello. E' proprio una di quelle spiagge tropicali con le palme da cartolina e stranamente è anche poco affollata.



Per fortuna gli orientali non amano prendere il sole, perciò questo angolo di paradiso è tutto per noi, che ci crogioliamo come lucertole. Il mare però non è amichevole come quello del Salento, né come quello della Croazia e della Grecia: è l'oceano e fa un po' paura.

Apparentemente calmo, ogni tanto qualche corrente fa increscapare delle piccole onde sulla battigia, ma la  potenza è tanta che ti travolge in un attimo (esperienza provata più volte quel giorno).

Passiamo tutta la giornata in spiaggia, ma una nuvola grigia improvvisa ci spinge a lasciare il mare e proseguire.Torniamo a Kenting, mangiamo un boccone e poi di nuovo in autobus. Di nuovo quello velocemapericoloso.