Il senso dei fratelli Chen per la sharing economy

La sharing economy si è fatta silenziosamente posto nella vita di tutti. Non sono da meno i fratelli Chen che la vivono intensamente sulla loro pelle ma ancora non lo sanno.

“Di chi sono quelle bici arancio che hanno tutti? qualche volta ce l’hai anche tu e io sopra ci sto scomoda perché non c’è il seggiolino?”. Ore 8,30 Chen Yi fa domande scomode, e nelle condizioni in cui verso a quell’ora ho solo la forza di rispondere:

“sono del sindaco!”

“tutte?”

“si, tutte”

Vuoi che ci si annoia a Milano, vuoi che i Chen drenano risorse senza sosta, insomma la stanza in più che abbiamo a casa si è da poco materializzata sul sito per eccellenza della sharing economy “AirBnb”, come offerta suadente di un “tocco d’Asia nella vecchia Chinatown”. Il nostro post, corredato anche da messaggio in mandarino (perchè siamo avanti), ci ha messo poco a fare il botto e le avanguardie degli 80 milioni di cinesi attese a Milano per l’Expo, ha iniziato a riversarsi nel nostro salotto.

Si tratta di un’umanità variegata: c’è la coppia pechinese ricca, in transito da Parigi, più sacchetti di Chanel che valigie, che non ha chiara la filosofia di Airbnb. Il marito, un karateka di quelli seri, ha passato le sue giornate al telefono con agenti immobiliari cinesi della zona, lamentandosi di avere troppo cash e di dover trovare un modo per investirlo. L’Italia come il terzo mondo, insomma ma ben venga, poi però ha cambiato idea ed è partito per Barcellona dove i prezzi degli immobili sono davvero crollati.

Oppure la mamma di Shanghai in viaggio con il figlio adolescente complicato. Dopo aver acquistato al ragazzino delle cuffie giganti per ascoltare la musica (e renderlo così ancora più autistico), la signora si è portata a casa la scatola con scritta ben in vista “SCATOLA VUOTA, SOLO PER ESPOSIZIONE”. Noi per poco non si sveniva dal ridere, e ci si consolava, pensando a tutte le volte che cose del genere ci sono capitate in Cina. La signora non l'ha presa benissimo, la svista le è costata una notte insonne, e una quarantina di telefonate di lamentela. Risultato chissenfrega di vedere Milano, la signora ha ripreso l’autobus da piazza Castello per l’outlet di Serravalle che è "così comodo e già che ci sono compro qualcos’altro". Bella L’Italia!

E ancora la giovane ragazza al primo viaggio in Europa che chiamava la mamma ogni due minuti, e io a rassicurarla al telefono " Signora stia tranquilla, tutto bene!", incerta se stavo parlando con Shenyang o Catanzaro. E poi quella che ha sofferto un pò troppo il jet lag e ha dormito per due giorni di seguito. Noi si pensava non stesse bene o fosse morta! O la make up artist di Kunming che la prima cosa che è andata a vedere a Milano è stato lo stadio di San Siro, tra l’altro chiuso e poi è passata al mercato di Papiniano. Per tutti obbligatorio il selfie pre-partenza con i fratelli Chen, spesso bisognosi di incentivo economico per posare.

Osservare da vicino il turismo fai da te cinese nel suo nascere e incespicare, si sta rivelando un'esperienza notevole, di quelle che al buon Malinowski gli verrebbe un colpo!

E se l'atteggiamento dei due Chen sembra distaccato, è solo apparenza. Nel loro cervello molto si muove e l'altro giorno sono arrivati, al solito in comitiva schiamazzante, a chiedermi:

“senti mamma ma tutti questi signori cinesi sono tuo amici?”

“no, ma va!”

“ e allora di chi sono amici? del sindaco?”

“bè in un certo senso..”