“I want you”

Se eravate rimasti al pericolo rosso, questa è la volta di quello yankee.

Vittima: Chen Yi, che per pari opportunità, frequenta un asilo anglo-americano.

Responsabile di questa strategia della tensione: la maestra americana che non ti puoi sbagliare, si fa chiamare: ERICAfromAmerica.

Una strategia che si esplica: nelle continue celebrazioni dei primati statunitensi:

“gli americans son stati i primi ad andare on the moon, venus, mars” (perché era la settimana del sistema solare)

“america is bigger”,

“il presidente american è brown”

Nell’andare dritti al punto su ogni questione, senza sconti:

“Van GO era un painter crazy, ha preso un gun e si è sparato in the face!” passo e chiudo per i più impressionabili.

E' una propaganda che nasconde l’odioso discorso sull’universalità dei valori della democrazia americana sotto la bandiera dei quali, è inutile che ve lo ricordi, si perpetuano guerre a non finire, e che si lega al solito blablabla terzomondista.

Africa e India diventano infatti nella narrazione proposta da “EricaformAmerica”, posti pericolosi e insidiosi, dove la gente non ha di che tirare sera e i bambini stanno tutti indiscriminatamente malissimo.

I risultati? efficacissimi, direi.

“ Vishesh (un compagno di asilo indiano) ha portato i dolci per il suo birthday!”

“Gentile”

“Si, ma io non li ho presi”

“Perché?”

“perché se no muorava di fame!”

Che fare per debellare questa piaga?

Mi metto in fila con le mamme che si lamentano nell’ordine che il figlio è: tornato a casa con le mutande bagnate, è tornato a casa con le mutande sporche, è tornato a casa senza mutande. E mi metto a questionare sul fatto che mia figlia è tornata a casa con la testa piena di propaganda repubblicana di bassa lega e terzomondismo alla Zio Sam?

Meglio il blues per Renzi a questo punto.