Metterci la faccia

Se i cinesi ci tengono alla faccia, la loro, nella nostra vedono potenziali infiniti.

Fino a pochi anni fà essere occidentali, e preferibilmente bambini in Cina, garantiva una rendita sicura a sforzo zero.

Venivi assalita da signorine che ti proponevano di prestare l'immagine dei pargoli allo splendido mondo dello show biz cinese. Spot, video, cataloghi, pubblicità per qualsiasi tipo di prodotto. Era quello il tempo in cui bande armate di creativi stranieri trasferitisi nella terra di mezzo e assoldati dalle grandi agenzie di pubblicità per portare nuova aria a un mondo stantio e un pò a secco di creatività, si erano impegnati a propinare alle casalinghe cinesi oggetti di cui ha fatto tradizionalmente a meno, pensando che una faccia "laowai" (straniera) fosse più rassicurante e garanzia di qualità del prodotto. In questo magico mondo di spot girati in case immacolate e città soleggiate e dal cielo blu, ben poco identificabili con le dimore di maggiorparte della popolazione cinese, ci stava anche che il bambino occidentale che se mangia la merendina lui vuol dire che è sicura.

E allora un po’ per curiosità e un pò perché ci pagavano gran bene, io Chen Xi e Chen Ji sono entrati per pochissimo a fare parte di quest’ennesima Cina. Ad aprirci le porte un’amica, sicura dei nostri potenziali.

Ecco che un Chen Xi di sei mesi in pannolone e sorriso contagioso diventò il protagonista di uno spot di una nota multinazionale dei prodotti per l’igiene girato in occasione delle Olimpiadi di Pechino del 2008. La troupe, un gruppo di bellocci londinesi, si era presentata alle riprese svogliata e poco incline al dialogo, c’era persino una controfigura nel caso Chen Xi fosse stato di cattivo umore. Dopo mezzo pomeriggio trascorso con me e Chen Xi però l’ambiente si era scaldato e il buonumore del bibolone aveva coinvolto i rudi creativi che a fine giornata pendevano dalle sue labbra sdentate, in attesa di un cenno:

“Silenzio che Chen Xi fa il riposino” si mormorava e tutti zitti e a camminare sulle punte

“Alt Chen Xi ha fatto la cacca“ e tutti applaudivano e via in pausa a fumare

Va detto che il malloppo guadagnato da Chen Xi in una dura giornata di risate, pari al salario mensile di un colletto bianco nel 2008, si volatilizzò pochi giorni dopo, quel 12 maggio quando la terra tremò in Sichuan e l’esorbitante somma guadagnata dal giovane caratterista fu devoluta ai soccorsi d’emergenza.

Fu poi la volta mia e di Chen Yi, chiamate all’ordine dalla solita amica che era ormai diventata la nostra manager. Niente spot, noi siamo donne di presenza e ci piace dire la nostra. Questa volta si trattava di una multinazionale del pronto moda inglese che prima di lanciare la produzione di proporzioni pantagrueliche di cappotti o simili, aveva bisogno di capire come stavano addosso ed eventualmente apportare piccole modifiche in corsa.

Chen Yi fu chiamata a indossare la collezione di costumi da bagno da bambini. Fece lo sbaglio di presentarsi con un’amichetta longilinea a cui stava larga la taglia 3 anni benché ne avesse il doppio degli anni. Chen Yi lottava per entrare in un costume intero taglia 8 anni che tirava da tutte le parti e la responsabile prodotto, un’arcigna signora inglese commentava impietosa sottovoce: “that little girl is oversized!” (quella bambina è fuori taglia!). Fui io a riscattare la componente femminile della famiglia. Simulando una taglia 42 che forse ho avuto solo a 12 anni, venivo chiamata a provare linee di cappotti, maglie e spolverini destinati al mercato occidentale ma prodotti nelle fabbriche del Guangdong.

Se inizialmente rispondevo alle domande solo quando interpellata: “te lo senti bene?”, quando cammini ti dà fastidio la cintura?”. Dopo un pò, annoiandomi e con l’intenzione di rompere la tensione evidente tra gli stilisti inglesi e gli addetti allo sviluppo prodotto cinesi, ho iniziato ad aprire la bocca e non l’ho più chiusa. Dapprima guardata con sospetto, in poco tempo e grazie alle mie acute osservazione di carattere antropologico, mi sono guadagnata una certa rispettabilità ai piani alti dell’azienda.

“Se posso dire io qui ci metterei una bella tasca grandezza tessera del tram, così ce la si ha sempre a portata di mano in entrata e in uscita dal metrò!”

Sorpresa tra le stiliste, sguardi d’intesa nascosti dietro a tazze di caffè incandescente e una taschina aggiunta all’ultimo a circa un milione di capi già in produzione.

Tanto che alla fine venivo chiamata all’improvviso dalla mia amica che mi sussurrava ridendo al telefono “ hei la mia capa inglese è appena arrivata da Londra, non mi ha nemmeno salutato e mi ha detto di chiamare “that gigantic friends of yours, the smart model”, vuol farti provare la collezione estiva…”

Ora donne quando vi mettete quel cappottino che vi casca così bene, pensate che dietro quella pince che “è la morte sua” potrei esserci io.