In Cina a disegnare yacht



- “Dai le dimissioni e vieni a lavorare con me! andiamo a fare le barche in Cina!"

"Partii per Xiamen con una valigetta, dove avevo portato solo il minimo indispensabile e non sono mai più tornato in Italia, con la sola eccezione di qualche breve vacanza".

Stefano Caruso è nato a Roma nel 1981 con una grande passione per il mare. Si è laureato in Nautica da Diporto a La Spezia. Vive a Xiamen dal 2007, con la moglie Maggie, la figlia Patrizia e una suocera che cucina qualche piatto italiano e coltiva basilico (!) sul balcone.

Professione: Chief Designer per una società cinese, la DND Yacht Design. Un lavoro di nicchia, in un settore in cui pochi sanno che l'Italia è tra i primi al mondo e, sul mercato cinese degli yacht da diporto, siamo i secondi esportatori, dopo il Regno Unito.

La Cina sta comprando la partecipazione in diverse società italiane produttrici di yacht. Persino la Ferretti è ora diventata al 75% cinese, dopo l'acquisizione da parte del colosso Weichai, produttore nel settore automobilistico e sponsor della Formula 1.

Dopo aver raccontato la storia di Guido Milner e di Luca Pellizzari, torniamo a parlare di Xiamen, città di mare, di marmi, di quattro milioni di abitanti, nella Provincia del Fujian.

Ha scritto di Xiamen Giorgio Bettinelli: "Con il dinamismo della sua storia ricca e spesso drammatica, completa di pirati e di capi di ribelli, di mercanti europei e arabi, concessioni straniere e invasori giapponesi, forti legami politici con la vicina Taiwan e lasciti coloniali, la città-isola di Xiamen, collegata alla terraferma da una strada sopraelevata e conosciuta in occidente come Amoy, è una delle città rinnovate con più gusto, e la più pulita in assoluto secondo un sondaggio, e tra le più vivibili e attraenti nella intera Repubblica Popolare… E con tutti questi più e più mi sembra di fare il verso all'estatica meraviglia del grande viaggiatore veneziano" (La Cina in Vespa)



Stefano, mi sembra che tu abbia sempre avuto le idee molto chiare su quello che volevi fare da grande. Ti sei laureato in design di nautica da diporto a La Spezia e da 10 anni progetti yacht. Questa tua specialità ti ha fatto arrivare nel 2007 in Cina, uno dei mercati mondiali più promettenti (e anche più vergini) per la nautica da diporto, dove il "made in Italy" esercita un forte appeal. Come sei finito a Xiamen a progettare yacht?

Ho sempre avuto una passione smisurata per il mare e per le barche. Fin da bambino. I miei mi hanno iniziato a tre anni alla vita di bordo: prima solo barchette e gommoni, quasi dei giocattoli, poi abbiamo cominciato a viaggiare su barche cabinate, che ti facevano vivere e fluttuare sul mare per tutta la durata della vacanza.

Decisi presto che volevo diventare progettista nautico. A diciotto anni lasciai Roma e mi trasferii a La Spezia, per frequentare quello che allora era l’unico corso universitario specifico per il design della nautica da diporto.

Dopo la laurea, cominciai una vita da pendolare tra La Spezia e Viareggio. Lavoravo alla Benetti e passavo le giornate attaccato al monitor dell’ufficio tecnico facendo lavori in sub-sub-sub appalto per modificare i progetti standard e assecondare le richieste stravaganti di clienti arabi, messicani, russi…

A febbraio 2006, mi arriva la telefonata di un mio ex collega, anche lui designer di yacht. “Dai le dimissioni e vieni a lavorare con me: andiamo a fare le barche in Cina!" - mi dice...

Ero talmente stufo del lavoro che facevo che ho accettato subito.

In realtà, fare barche in Cina non voleva ancora dire che mi sarei dovuto trasferire. La mia attività rimaneva in Italia, a Firenze. Dovevo realizzare i progetti esecutivi di una serie di barche che sarebbero state - prima volta in assoluto per un'azienda italiana – costruite e vendute in Cina, in un mercato nautico all'epoca inesistente ma in forte crescita. Basta pensare che, nel 2007, sono state vendute in Cina cinquanta barche da diporto in totale e nel 2013 ne sono state vendute seicento!

Nel 2006 partecipammo al Salone della Nautica di Shanghai, fu la mia prima volta in Cina. Ci presentammo con una serie di barche dal design sportivo e molto accattivante che - devo ammettere - riscosse un incoraggiante successo e suscitò l’interesse di un neonato cantiere nautico di Xiamen, con cui iniziammo una stretta collaborazione per la produzione e commercializzazione di barche italo-cinesi. Loro avevano bisogno di creatività italiana, mentre noi cercavamo chi acquistasse e realizzasse i nostri progetti.

Finimmo i primi disegni esecutivi per la costruzione degli scafi e dalla Cina cominciarono a chiederci assistenza per la produzione. Dopo un paio di tentativi con alcuni tecnici italiani che furono mandati a seguire i lavori e che, dopo poche settimane di permanenza, si rivelarono poco adatti alla vita cinese, nel marzo 2007 fui chiamato per un viaggio di due settimane per controllare lo stato dei lavori e riparare i danni causati dai miei predecessori.

Partii per Xiamen con una valigetta, dove avevo portato solo il minimo indispensabile e non sono mai più tornato in Italia, con la sola eccezione di qualche breve vacanza. Tanto per capirci, dopo alcuni mesi ho dovuto mandare amici e parenti a restituire le chiavi della casa in cui vivevo in affitto e recuperare tutte le mie cose, molte delle quali ancora oggi non so dove siano finite.

Questo anche perché, dopo due mesi dal tuo arrivo a Xiamen, hai incontrato Maggie, che oggi è tua moglie. Come vi siete conosciuti?



La sorella di Maggie lavorava con me in ufficio, Maggie venne a trovarla per qualche giorno e durante una cena con altri amici e colleghi iniziammo a conoscerci. Uscimmo insieme qualche volta fin che una sera, dopo il lavoro, si presento’ alla mia porta con due buste piene di vettovaglie e si mise a cucinare per me. Da quel momento iniziai a chiamare CASA l’appartamento in cui vivevo e in cui presto Maggie si trasferi’.

Dopo poco tempo, vennero a trovarci i miei futuri suoceri, che mi chiesero di chiamarli mamma e papa’ e cominciammo a parlare di matrimonio e famiglia, con il placet anche dei miei genitori, dopo un nostro viaggio in Italia.

Nel 2009 ci siamo sposati e nel 2010 sono diventato papa’ di una spelendida bimba e in quel momento tutto e’ cambiato di nuovo: dovevo pensare alla famiglia oltre che alla carriera e mi sono dovuto rassegnare a vivere con mia suocera, come spesso accade in Cina. Mia suocera e’ l’unica persona che riesce a occuparsi della casa e della bambina mentre io e Maggie siamo fuori tutto il giorno per lavoro. Ha persino imparato a cucinare qualche piatto italiano e coltiva il basilico sul balcone.

La bimba nel frattempo cresce e, grazie alle vacanze in Italia che riusciamo a organizzare ogni anno, parla un italiano discreto, oltre al cinese da perfetta madrelingua e un pochino di inglese. Va all’asilo e nel tempo libero segue i corsi di pianoforte, danza, recitazione e canto, io invece nel mio tempo libero le faccio da autista da una scuola all’altra e ogni tanto mi diverto a fare la pizza nel mio fornetto elettrico modificato per mantenere la temperatura.

E con il cinese come te la cavi?

Ancora stento a parlare cinese, capisco quasi tutto ma ho difficoltà con la pronuncia. Dovrò rimediare al più presto per non perdere importanti opportunità nel futuro, pur cercando di rimanere a Xiamen.



Si dice che Xiamen sia una città a misura d'uomo: è sul mare, l'inquinamento non è così forte come in altre città cinesi, l'isola di Gulangyu, l'isola dei pianoforti, conserva ancora molti edifici in stile europeo. Io ci sono stata un paio di volte e la trovo - un po' come la maggior parte delle città cinesi - senza grande charme. Com'è questa città di frontiera?

Xiamen e’ una citta’ normale e colpisce proprio per questo, confrontata con gli eccessi e le estremizzazioni tipiche della Cina di oggi. E’ un' isola, c’e’ il mare, c’e’ la montagna, in autunno il cielo blu, l'estate dura sei mesi. Tutto sommato qui riesco a non rimpiangere troppo l’Italia, e quando mi viene nostalgia basta un piatto di spaghetti con il pesto fatto in casa e torna il sorriso :-)



Ti trovi con altri italiani?

Non molto spesso, a Xiamen vivono un centinaio di italiani, ma siamo tutti impegnati con il lavoro e la famiglia. Abbiamo un gruppo su Wechat per scambiarci battute e qualche dritta su ristoranti, gelaterie...

Ritorniamo alla tua prima esperienza lavorativa a Xiamen... la start up italiana dove lavori, dopo un paio di anni, comincia a non andare bene...

Realizzammo in soli otto mesi il primo yacht, un record se si pensa che in Italia ci vogliono almeno due anni per passare dal progetto al prodotto. Fu presentato in pompa magna con tanto di mega-feste e VIP (era venuto persino Fabio Capello!), ma ci rendemmo presto conto che erano stati fatti alcuni errori, il primo dei quali di avere iniziato troppo presto: il mercato infatti non era ancora pronto per accettare il nostro prodotto e soprattutto pagammo lo scotto di aver portato troppo “Italian style”. La nostra barca non rispondeva alle esigenze dei cinesi in fatto di spazi a bordo. Nel 2009, si sentirono gli effetti della crisi finanziaria che colpì in modo molto forte il settore nautico, con un calo delle vendite fino al -50%. Gli italiani promotori del nostro progetto gettarono la spugna, lasciando disegni e stampi al partner cinese.

Nell’estate del 2009 trovai rapidamente un'alternativa, sempre nel settore della progettazione nautica, grazie ai miei primissimi datori di lavoro italiani, che dopo avere partecipato al Salone Nautico Shanghai, e fiduciosi nello sviluppo della nautica in Cina, mi affidarono l’apertura di un loro ufficio di rappresentanza a Xiamen che ho seguito per un paio d’anni, correndo su e giù per cantieri navali: a Qingdao, Fuzhou, Ningbo, Wuhan… Tanti progetti iniziati e grandi soddisfazioni iniziali, ma veramente pochi di questi progetti sono stati portati a termine, da imprenditori evidentemente piu’ interessati a costruire capannoni su terreni acquisiti a condizioni di favore che a occuparsi di yacht. Spesso i governi locali cinesi concedono i permessi per edificare alberghi e case lungo il mare solo se affiancati da fabbriche che diano posti di lavoro e yacht club per dare lustro alla zona. Quindi la yacht è solo un abbellimento e un esca per vincere la gara. A volte non hanno nemmeno il motore.

Fu una fase di passaggio. Ancora dubbi per il futuro del settore che - nonostante i proclami a ogni boat show - stentava a decollare.



Poi finalmente...

Un giorno arriva l’occasione che aspettavo: un nuovo studio di progettazione cinese mi contatta per sviluppare il loro settore di design di yacht e realizzare progetti in completa autonomia, dagli scafi alle strutture agli impianti e gli interni… Il committente dei progetti e’ il cantiere cinese di Xiamen, mia vecchia conoscenza ed ex partner degli italiani che mi portarono in Cina, che nel frattempo aveva modificato le barche da me disegnate per seguire i gusti del pubblico locale e iniziava a ottenere sempre maggiore successo di vendite.

In meno di tre anni, io e il mio team abbiamo progettato per loro una gamma completa di nuovi modelli da 9 a 30 metri, introducendo nuove idee in un mix di design italocinese che sembra attragga il pubblico e che impensierisce perfino i grandi nomi internazionali della nautica, tanto che nel 2014, i nostri progetti sono saldamente in testa alle vendite di yacht in Cina, con numeri mai visti in precedenza (oltre 20 scafi in un anno) nonostante ci sia stato un generale calo di fatturato per le aziende concorrenti. Le nostre barche ospitano sale per karaoke, veri e propri wine bar, tavoli da majohng e tutte le cineserie che vengono richieste dai facoltosi clienti, perlopiu’ grandi aziende che usano le barche per rappresentanza e quasi mai per navigare, gli armatori privati sono rarissimi e tendono a preferire le barche importate, incuranti del prezzo tre volte piu’ alto.

Lavoriamo anche per altri committenti, non solo strettamente sugli yacht, ma anche sulle strutture di supporto come marine, yacht club, villaggi di case galleggianti e altro. Stiamo sperimentando l’applicazione di materiali nuovi come il titanio e antichi, come il bambù.

Oggi trovare un lavoro in Cina non è più semplice come qualche anno fa. Tu hai un'esperienza professionale molto specifica e porti con te l'italianità che, nel tuo settore, conta. Che cosa ne pensi?

Guardandomi in giro, specialmente in una citta’ non grande come Xiamen, non vedo molte opportunita’ per i ragazzi italiani che vogliano iniziare qui la loro carriera e le esperienze di alcuni miei amici sembrano confermarlo. Il settore nautico non e’ molto ricettivo e le competenze richeste sono elevate. Non conosco altri italiani che facciano il mio lavoro vivendo stabilmente in Cina.

Pensi un giorno di ritornare in Italia con la tua famiglia?

E’ il mio obbiettivo, ma a lungo termine. Adesso non e’ il momento adatto, dal punto di vista professionale ho ancora molto da dire qui e sarebbe un peccato non sfruttare questa occasione fino in fondo. Inoltre, la crisi della nautica in Italia e’ tale che le possibilita’ di inserimento professionale sono ridottissime, anche e soprattutto per chi ha esperienza come me e si aspetta qualcosa in piu’ di uno stipendio da neolaureato.