Hong Kong, il mistero dei librai scomparsi

Agnes Chow, 19 anni, studentessa e attivista democratica di Hong Kong, conclude un drammatico appello alla comunità internazionale perché non ignori la pazzesca vicenda di cinque librai "scomparsi" parafrasando il famoso ammonimento lanciato nella Germania nazista dal pastore Martin Niemoller.

[Nella foto: un momento della manifestazione del 10 gennaio contro le "sparizioni"]

"Quando sono venuti a prendere gli attivisti non ho detto niente, perché non sono un' attivista - dice Agnes nel video - quando sono venuti per i giornalisti non ho detto niente, perché non sono una giornalista; quando sono venuti per i librai non ho detto niente, perché non sono una libraia...e quando sono venuti per me, non rimasto nessuno che potesse difendermi". 

Il piu' noto degli "scomparsi", Lee Bo, è il gestore della Causeway Bay Books, una minuscola libreria che si trova in un quartiere commerciale della metropoli. È al secondo piano di un edificio e ci si accede da una delle strettissime rampe di scale caratteristiche dei vecchi quartieri di Hong Kong. Fuori, è segnalata da un'insegna in blu, che rende facile trovarla ai suoi clienti, molti dei quali sono i turisti che vengono, a frotte, dalla Repubblica Popolare Cinese.

La libreria è di proprietà della Mighty Current, una piccola casa editrice specializzata in libri sulla politica cinese e i suoi retroscena. Quando i dipendenti di Mighty Current hanno cominciato a sparire nel nulla, era stata annunciata da poco la prossima pubblicazione di una biografia non autorizzata del presidente Xi Jinping nella quale, secondo indiscrezioni pubblicate dalla stampa locale, si parla anche della sua vita privata e di quella di sua moglie Peng Liyuan. 

Lee è stato visto l'ultima volta la sera del 30 dicembre, quando si era recato in un magazzino nel quartiere di Wan Chai per prendere dei libri da consegnare ad alcuni clienti. Da allora ha chiamato la moglie per tre volte: la prima, per dirle che stava bene, che si trovava a Shezhen, in Cina, per "aiutare la polizia in un' indagine"; la seconda per chiederle di non "agitarsi troppo'; la terza per affidarle un messaggio, poi diffuso dalla stampa filo-Pechino, nel quale chiedeva ai suoi concittadini di non partecipare alla manifestazione di protesta per le "scomparse" indetta da un gruppo democratico per il 10 gennaio (vi hanno preso parte circa seimila persone, secondo gli organizzatori).

Il 4 gennaio, Lee si è fatto vivo con un fax inviato alla Central News Agency di Taiwan, nel quale affermava di essere andato in Cina "di sua volonta'" e che "tutto" era "normale". Lui Bo, manager della casa editrice, e i collaboratori Cheung Jiping e Lam Wing-kei, erano scomparsi molto tempo prima, nell' ottobre del 2015, mentre di trovavano nel sud della Cina. Gui Minhai, coproprietario della Mighty Current, era in vacanza in Thailandia quando se ne sono perse le tracce. 

Due degli scomparsi sono cittadini di Paesi europei. Gui ha infatti un passaporto svedese, mentre Lee Bo ne ha uno britannico. 

Che la polizia di un terzo Paese, la Cina, li rapisca mentre si trovano uno in un altro Paese sovrano, la Thailandia, l'altro ad Hong Kong - dove l'ordine pubblico è prerogativa della polizia locale in base ad un accordo firmato dal governo di Pechino, cioè la Basic Law che regola i rapporti tra la Cina e la SAR - è un fatto di una gravità inaudita.

Ma Pechino non sembra preoccuparsene. Quando il segretario agli esteri britannico Philip Hammond ha sollevato il problema in una conferenza stampa a Pechino, il ministro degli esteri cinese Wang Yi non ha battuto ciglio: "se ci basiamo sulla Basic Law e sulla legge cinese sulle nazionalità - ha ribattuto - la persona in questione è prima di tutto un cittadino cinese". Può anche essere. Ma "se ci basiamo sulla Basic Law", allora i poliziotti cinesi non hanno alcun diritto di arrestare nessuno a Hong Kong.

Lo ha detto anche C.Y.Leung, l' attuale capo del governo di Hong Kong, un fedelissimo del Partito Comunista Cinese che per la prima volta nella sua vita ha espresso un'opinione diversa da quella di Pechino. E con la Thailandia come la mettiamo? Gui Minhai è un cittadino svedese che si trovava in vacanza in Thailandia. Con quale diritto viene prelevato da agenti della Repubblica Popolare Cinese? 

Agnes è giovane e coraggiosa: nel 2014, quando era poco più di una ragazzina, è stata la portavoce di Scholarism, il movimento fondato da un altro giovanissimo attivista, Joshua Wong, durante Occupy Central, l'occupazione del centro di Hong Kong in protesta contro la decisione di Pechino di non consentire l'elezione libera del capo del governo del territorio.

Secondo Agnes e secondo tanti altri cittadini della SAR, la vicenda di Lee Bo e di quattro dei suoi collaboratori segna la fine dell' arrangiamento noto come "un Paese, due sistemi" in base al quale Hong Kong ha mantenuto le sue istituzioni libere dopo il ritorno sotto la sovranita' cinese e ha come orizzonte - dovrebbe avere, scusate - un sistema pienamente democratico. Ora, dice nel video "nessuno a Hong Kong è più sicuro". Stati Uniti e Unione Europea hanno pubblicamente chiesto spiegazioni. Pechino tace. Come tacciono il nostro governo e i nostri politici, divorati dall'ansiosa attesa degli investimenti della ricca Cina nelle disastrate imprese italiane. 

Chi sarà rimasto quando verranno a prendere loro?