I “signori” di Singapore e i cervelloni europei

Taiwan, dice Wu’er Kaixi, ex-leader dell’ occupazione di piazza Tiananmen nell’intervista che pubblico di seguito, non è parte della Cina da 66 anni.

I due "signori" di Singapore: Ma Ying-jeou e Xi Jinping.

Possiamo aggiungere che non lo è stata anche dal 1895, quando fu ceduta al Giappone dalla dinastia Qing che era stata sconfitta in una guerra, fino al 1945. 

Prima, non lo so ma non è che importi molto. Quello che importa, e che Pechino e i suoi sostenitori più o meno cripto - tra cui il governo italiano - preferiscono far finta di non vedere è che i taiwanesi di oggi in grande maggioranza. non si sentono parte della Cina. Il resto sono chiacchiere.

Perché un giovane che non ha avuto nulla a che fare con la Cina e i cui genitori non hanno avuto niente a che fare con la Cina se ne dovrebbe sentire parte? 

Il fatto che la Cina sia una dittatura e che Taiwan sia una democrazia, poi, non fa che aggravare le cose. 

C’è qualcuno in Europa e in Italia che vuole cominciare a pensarci? Il gruppo dirigente cinese ci ha pensato, e i nostri cervelloni?

Far finta di non vedere i problemi qualche volta può anche risultare utile. Ma di solito non produce che disastri quando la realtà, come usa fare, si impone…

 

Qui sotto il pezzo che ho scritto per l’ ANSA sul vertice di Singapore e l’ intervista a Wu’er   Kaixi.

 

ANSA/ Cina-Taiwan: storica stretta di mano dopo 66 anni gelo

Xi a Ma, "Nessun missile contro di voi, niente ci dividerà"

(ANSA) - PECHINO, 7 NOV - Una stretta di mano lunga un minuto davanti a una selva di telecamere ha suggellato oggi il primo vertice della storia tra un presidente cinese e uno taiwanese.

Xi Jinping e Ma Ying-jeou sono apparsi sorridenti e rilassati, sul "campo neutro" di Singapore, la città Stato amica di entrambi scelta per l' incontro. Vestiti scuri, cravatta rossa per Xi e blu, il colore del suo partito, per Ma.

Spenti i flash, i due "signori" - l' appellativo di "presidente" è stato accuratamente evitato per non creare malintesi sul fatto che la Cina non riconosce Taiwan e viceversa - si sono appartati con le loro delegazioni nelle sale chiuse dello Shangri-la, l' albergo di lusso nel quale si e' svolto il vertice. Xi Jinping ha parlato per primo, ma solo per tre minuti, contro i sette della replica di Ma. Il numero uno cinese ha subito messo l'accento sull'appartenenza di Taiwan alla Cina.

"Nessuna forza ci può separare perché siamo fratelli, siamo ancora legati l'uno all'altro dalla nostra carne anche se le nostre ossa sono spezzate, siamo una famiglia nella quale il sangue è più denso dell' acqua", ha rimarcato Xi. In risposta, Ma Ying-jeou ha affermato di voler promuovere la pace tra "le due sponde dello Stretto di Taiwan" e ha lanciato un appello al rispetto reciproco "dei valori e del mondo di vita” dell'altro.

Il Guomindang, il Partito Nazionalista di Ma Ying-Jeou, si rifugiò a Taiwan nel 1949, dopo essere stato sconfitto in quattro anni di una sanguinosa guerra civile dai comunisti guidati da Mao Zedong. Mentre a Pechino il Partito Comunista Cinese ha mantenuto il monopolio sulla vita politica, a Taiwan il Guomindang ha gradualmente ceduto il passo ad una democrazia multipartitica. La leader del principale partito di opposizione, il Partito Democratico Progressista Tsai Ing-wen, non ha nascosto il suo disappunto per il comportamento del presidente.

"Ci aspettavamo che parlasse della democrazia taiwanese, della libertà' e dell' esistenza della Repubblica di Cina (il nome ufficiale di Taiwan)", ha dichiarato. "Cosa ancora più importante, del diritto del popolo di Taiwan di scegliere liberamente…ma su questi punti non ha detto una parola", ha aggiunto Tsai, che tutti i sondaggi danno in testa nelle elezioni presidenziali che si terranno in gennaio a Taiwan.

Nella conferenza stampa conclusiva del vertice Ma Ying-jeou ha illustrato la sua proposta in cinque punti per il miglioramento delle relazioni "tra le due sponde" dello Stretto e, cosa più importante, ha detto di aver sollevato con Xi il problema dei missili cinesi - centinaia secondo gli esperti - puntati su Taiwan.

Il leader cinese ha risposto, secondo la versione di Ma, che la politica di difesa seguita dalla Cina è "globale" e non punta in particolare verso alcun Paese. Xi Jinping non ha incontrato i giornalisti e ha lasciato il compito al burocrate di medio livello Zhang Zhijun, presidente dell' Ufficio per gli affari di Taiwan della Repubblica Popolare.

Il messaggio chiaro è che Ma Ying-jeou è considerato da Pechino a livello di Zhang, cioè il capo di un ufficio periferico e non certo un capo di Stato. Nelle conferenze stampa sono state illustrate le "cinque proposte" di Ma e le "quattro proposte" di Xi: dichiarazioni di buona volontà, di intenzioni di migliorare le relazioni commerciali e culturali tra "le due sponde". Come previsto nessuno accordo è stato firmato, a conferma che l'importanza del vertice è stata più' simbolica che concreta. Ma i simbolismi in Asia e in particolare in Cina, hanno un'importanza che non deve essere sottovalutata.

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INTERVISTA/ Vertice Xi e Ma, "esercizio cinismo politico"

Parla l'ex leader Wuer Kaiki, oggi candidato a Parlamento Taipei

(ANSA) - PECHINO, 7 NOV - Il vertice di Singapore tra il presidente cinese Xi Jinping e quello taiwanese Ma Ying-jeou non è stato altro che "un esercizio di cinismo politico". Lo ha affermato Wu'er Kaixi, 47 anni, ex-leader del movimento studentesco cinese represso nel sangue nel 1989 col massacro di piazza Tiananmen e oggi candidato indipendente al Parlamento di Taipei. 

In un'intervista telefonica all' ANSA Wu'er ha sostenuto che il vertice "non ha nulla a che vedere con Taiwan, con le sue relazioni con Pechino, con la pace e la riconciliazione". “Ma Ying-jeou - ha proseguito - ha voluto il vertice "per lasciare una traccia nella storia" ma "non ha ottenuto assolutamente niente per Taiwan". "Anzi, ha addirittura fatto dei passi indietro rispetto al cosiddetto 'consenso del 92. Ma Ying-jeou ha parlato come se Taiwan facesse parte della Cina". 

Il cosiddetto "consenso del 1992" è un' espressione usata spesso da Pechino e si riferisce ad un incontro nel quale un esponente del Guomindang, il partito di Ma, ammise l'esistenza di "una sola Cina". Quest'interpretazione del "consenso" è da sempre contestata da una vasta parte del mondo politico taiwanese. "Taiwan - afferma l'ex-leader di piazza Tiananmen - è assolutamente indipendente, non è mai stata sotto il controllo di Pechino negli ultimi 66 anni. I Paesi del Commonwealth britannico, che sono Paesi indipendenti, hanno con la Gran Bretagna una relazione più stretta di quella che Taiwan ha con la Cina continentale".

"Dubito seriamente", ha proseguito Wu'er, "che questo vertice possa aiutare il Guomindang nelle elezioni di gennaio nelle quali rischia di perdere non solo la presidenza della repubblica ma anche la maggioranza parlamentare".

"Organizzando l' incontro, Ma Ying-jeou non ha fatto altro che confermare le critiche che gli sono state fatte negli ultimi anni dagli elettori". Nelle recenti elezioni locali, il Guomindang ha subito una sconfitta netta che e' stata attribuita, oltre che a problemi locali, all' atteggiamento ritenuto eccessivamente "filo-cinese" del presidente Ma. Lo stesso Ma non si può presentare per la terza volta alle presidenziali ma il candidato del suo partito, Eric Chu, è dato in netto svantaggio di fronte alla candidata del Partito Democratico Progressista (Dpp), Tsai Ing-wen. "Ma YIng-jeou - afferma - avrebbe dovuto portare anche lei a Singapore, allora sì che il vertice avrebbe avuto un significato".

Quanto al leader cinese Xi Jinping, Wu'er Kaixi pensa che sia impegnato a "costruire in tutto il mondo la sua immagine di uomo forte. In questo è stato aiutato dall' incontro col presidente americano Barack Obama e dal tappeto rosso che gli è stato steso in Gran Bretagna". "Gli hanno dato legittimità e in questo anche l'aver teso la mano al leader di Taiwan lo aiuta”, conclude l'ex-leader studentesco.