Amato Nepal, bello e sfortunato

Il Nepal è un paese unico. La prima volta che ci sono arrivato in aereo da Patna, in India, 37 anni fa, sembrava di essere atterrati in una favola. C'era la piazza centrale di Kathmandu, ora ridotta un cumulo di macerie, col Kashtamandap e il tempio della Kumari, c' era la magia di Bhaktapur, rimasta uguale da 400 e passa anni.

 

[Resti di una casa dopo il sisma; foto credit: newscientist.com ]

E c'era, su una collina alla periferia di Kathmandu, il tempio di Swayambunath. Durante la lunga salita si veniva tormentati da decine di fastidiose scimmie, grasse e prepotenti, ma vi assicuro che valeva la pena di sopportarle. Arrivati al tempio, si sentivano le sommesse voci di decine di membri della Buddhist Association che cantavano i loro mantra accompagnadosi con gli organetti. Il sole saliva e le nuvole scendevano piano piano, scoprendo gradualmente i tetti d' oro dei templi della valle di Kathmandu. Magia pura.


Nei coffee shop si mangiavano torte alla mela, si fumavano spinelli e si ascoltava musica rock-country.

Poi è venuto il risveglio. È avvenuto a tappe. Per me penso che sia cominciato con un bellissimo pezzo che fu pubblicato su un "paginone" centrale di Lotta Continua - allora non più "militonto" e tendenzialmente libertario - col quale Carlo Buldrini demoli' il mito della kumari svelando le sofferenze alle quali andavano incontro le ragazzine costrette ad incarnare la "dea vergine" passata la puberta' e tornate nel mondo dei comuni mortali.

Negli anni successivi vennero fuori storie ancora più cupe, rivelando la realtà che si celava dietro a quella cortina di sogni giovanili. Venne fuori la realtà di un paese malgovernato e lasciato in una terribile povertà da una dinastia medievale corrotta e inefficiente.

Il punto finale è certamente stato raggiunto il primo giugno 2001 quando quella che sarebbe dovuta essere una normale riunione familiare nel palazzo reale di Narayanhity, una fortezza in stile falso-antico nel centro di Kathmandu - si trasformò in un massacro da film dell'orrore. L' allora trentenne principe ereditario Dipendra della dinastia degli Shah indossò una tuta mimetica, imbraccio' le sue armi preferite - due piccoli mitragliatori, una pistola Glock calibro 9, un fucile americano di alta precisione M-16 - e sterminò tutta la sua famiglia.

In un'orgia di sangue e di urla, in una monumentale tragedia edipico-paranoica, Dipendra elimina padre, madre, fratello, sorella oltre a un alto numero di cugini, zii e altri parenti. Alla fine dieci cadaveri, tra cui quelli di Re Birendra e della sua regina Aishwarya, rimangono nella sale e nei giardini di Narayanhity. Tra i feriti c'è anche il folle assassino Dipendra che, secondo la versione ufficiale, si è sparato dopo aver compiuto il massacro. Seguendo le assurde regole dinastiche, l' assassino viene nominato Re ma, molto opportunamente, muore dopo due giorni senza aver ripreso conoscienza. La strada è aperta per l'ascesa al trono dell' ambizioso fratello del re scomparso, Gyanendra che - guarda caso - non aveva partecipato alla riunione familiare, preferendole una battuta di caccia sulle montagne. Suo figlio - un giovane bullo chiamato Paras - è tra i pochi usciti incolumi dalla strage.

Paras è uno degli uomini più odiati del Nepal. Nel 2000, sfrecciando con un fuoristrada per le via di Kathmandu, ha investito e ucciso il popolare cantante Praveen Gurung, senza essere nemmeno rimproverato. Lui e le sue guardie corpo sono il terrore della città: scorrazzano nella notte, si ubricano, molestano le ragazze e pestano a sangue chiunque abbia qualcosa a che ridire. A volte il principe estrae una pistola e spara qualche colpo in aria, tanto per far capire chi comanda.

In un lungo articolo sul massacro, il settimanale indiano India Today definisce lui e suo cugino Dipendra, l' assassino, "angry young men". Giovani arrabbiati. Prepotenti e ignoranti, aggiungo, protetti dall'inesistenza della legge e dall'arretratezza della classe dirigente nepalese. Molto simili ai figli delle classi dirigenti di altri paesi asiatici - come le nuove potenze India e Cina - dove forse una riflessione su quella follia sarebbe utile, ma non viene fatta: in Cina a dominare sono i "principini" figli dei comunisti della prima ora i cui rampolli guidano Ferrari nere e Lamborghini verdi; in India, uno dei due principali partiti politici, il Congresso Nazionale Indiano, è retto dalla dinastia dei Gandhi-Nehru - e non provate a dire ad un cosmopolita membro del partito che si tratta di un retaggio medioevale, per carità!

Secondo le ricostruzioni, a scatenare la follia del principe sarebbe stato il rifiuto della madre, la regina Aishwarya, a fargli sposare la fidanzata Devyani Rana, proveniente da una famiglia dell'alta nobilità indo-nepalese che però - per ragioni risalenti ad una manciata di secoli fa e note solo a loro - è invisa al clan degli Shah.

I sospetti sono molti e si puntano sul ritardo ad intervenire del servizio di sicurezza (tra i quattro e i sei minuti dall'inizio della sparatoria) e sulla circostanza che Gyanendra diventa Re e Paras principe della corona. Colpevoli o innocenti, durano poco perché nel frattempo il Nepal, un paese nel quale la maggior parte della popolazione crede che i bambini tenuti prigionieri come la Kumari siano gli dei Krishna o Ganesh reincarnati, è scoppiata una rivolta maoista.

A guidarla è un baffuto insegnante di nome Pushpa Kumar Dahal, noto col suo nome di battaglia "Prachanda", che significa "il terribile". Il suo "maoismo" e' estremista e sanguinario. Non per niente il suo punto di riferimento è il tristemente noto Sendero Luminoso peruviano, secondo per barbarie e ferocia solo ai Khmer Rossi di Pol Pot. Estrema povertà nella campagne, lotta di potere tra vari clan della famiglia reale che si riflettono su esercito e polizia, intrighi dei servizi segreti indiani e cinesi - le due potenze si battono senza esclusione di colpi per il controllo di questo prezioso "stato-cuscinetto" - contribuiscono all' esplosione del "maoismo". Alla fine del 2006, dopo una rivolta di piazza, Gyanendra si dimette e viene proclamata la Repubblica. Dopo dieci anni di guerriglia, i maoisti entrano nel processo politico legale. Per qualche anno sono al potere. Non combinano molto e presto la "stella rossa sull' Everest" comincia a tramontare.

Oggi Paras si è trasferito con i suoi bulli a Bangkok, dove cerca di far rivivere i vecchi tempi ubriacandosi, urlando e minacciando chi gli capita a tiro (è stato arrestato più volte per droga e vandalismo) mentre "Prachanda" non è più il "terribile" capo di un gruppo di spietati insorti ma un politico di mezza tacca che cerca spazio - e un congruo stipendio - negli organismi internazionali.

Principi sadici e insoddisfatti, maoisti di riporto, vecchi arnesi dei vecchi partiti - legati a ideologie antiche e fallimentari -, rottami di un mondo medioevale fatto di superstizioni e di ignoranza. Questa, purtroppo, è la classe dirigente di un paese nel quale, come ci spiegano le cronache di questi giorni, le strade sono in pessime condizioni in tempi normali, figuratevi adesso.

Il Nepal ha bisogno di tutto l'aiuto possibile. E anche con questo dubito che questo paese meraviglioso, spaventosamente povero, massacrato dalla speculazione di pochi ricchi e dalla rivalità tra le vicine potenze emergenti - possa rimettersi in piedi, anche se glielo auguro con tutto il cuore.