Lee Kuan Yew, valori asiatici e frustate

Lee Kuan Yew, fondatore e padre-padrone di Singapore è morto a 91 anni. I media di tutto il mondo lo esaltano come grande statista, come del resto hanno fatto in passato leader politici di tutto il mondo democratico, dagli USA - dei quali e' stato un buon amico - all'Europa.

[Lee Kuan Yew con Wang Qishan, capo della commissione disciplinare interna al Pcc]

Per gli asiatici - cinesi in primo luogo - è un modello da imitare. Un dittatore di successo, cioe' quello che tutti - o quasi - i leader asiatici, sognano di essere. Perché sul fatto che sia stato un dittatore, un dittatore feroce, non ci sono molti dubbi.

Una delle sue invenzioni sono i "valori asiatici": si tratta di un'accozzaglia di concetti confusi, tutti tesi a giustificare la sua tesi principale, in base alla quale le società asiatiche contemporanee devono essere governate da una dittatura che fa finta di essere una democrazia. Un'ideale che lui ha realizzato benissimo nella sua Singapore.

I suoi critici, dissidenti, oppositori, come li volete chiamare sono stati perseguitati senza pietà, ridotti in miseria a colpi di sentenze di una magistratura che lui controllava totalmente, sbattuti in galera e dimenticati. I più fortunati, come l'ex-presidente Devan Nair, morto in esilio nel 2005, riescono a fuggire all'estero.

Prendete per esempio la storia di Joshua Benjamin Jeyaretnam, un galantuomo che ha avuto il torto di essere il primo deputato di un partito di opposizione, il Workers Party, a conquistare nel 1981 un posto in Parlamento, sconfiggendo in un'elezione suppletiva un candidato del People's Action Party (PAP), il partito di Lee. Non contento J".B." si ripresentò alle successive elezioni generali, nel1984, e fu rieletto.

L' avesse mai fatto! Due anni dopo viene accusato di aver sottratto dei fondi del suo partito e perde il suo seggio. Singapore e' ancora parte del Commonwealth britannico e J.B. ricorre al Privy Council del Regno Unito. Il Council, una specie di Corte di Cassazione dell'associazione delle ex-colonie britanniche, trova che le accuse sono senza fondamento e ne ordina il ritorno in Parlamento. Lee Kuan Yew, questo indefesso sostenitore dell' autoritarismo a tutti i livelli, si scopre improvvisamente rivoluzionario e spara a zero sul "colonialismo", denunciando a tutta voce la scandalosa esistenza di una magistratura indipendente!

Il dittatore non si dà per vinto. Negli anni successivi impedisce a J.B. di ripresentarsi con vari trucchi fino a quando, nel 1997, Jeyaretnam non riesce a rientrare in Parlamento. Nel 2001 viene accusato di bancarotta e condannato in primo grado a pagare ai suoi finiti creditori (tutti amici di Lee) delle cifre astronomiche. Riesce a liberarsi di questa nuova falsa accusa solo dopo sette anni cadenzati da un'estenuante serie di battaglie legali che lo lasciano povero e malato. Nel 2008 Jeyaretnam, che nel frattempo ha visto molti dei suoi ex-alleati passare dalla parte del potere, fonda un nuovo partito, il Reform Party, ma nel settembre di quell' anno, a 82 anni, muore di crepacuore.

La fama di Lee Kuan Yew è legata ai buoni risultati economici di Singapore, una città di pochi milioni di abitanti, che quando diventò indipendente, nel 1965, si trovò in una posizione strategicamente ideale, al centro di un continente che si stava sviluppando prepotentemente con delle infrastrutture commerciali e finanziarie - create dai britannici - di livello internazionale, che nessun'altro aveva. Vero, Lee ha sfruttato bene questi vantaggi, ma qualsiasi uomo politico di medie capacità avrebbe fatto lo stesso.

Dove risieda il suo genio, non l'ho mai capito.

Come tutti o quasi i politici del suo continente - e non solo - ha fatto carriera nuotando come un pesce nell'oceano di un razzismo che ha radici profonde anche se manifestazioni diverse: cinesi contro malay contro indiani, privilegi agli uni a Singapore, agli altri in Malaysia, casta contro casta e tutti contro gli intoccabili in India, "han" contro uighuri e tibetani in Cina, sciiti contro sunniti contro kurdi nel medio oriente...chi non è come noi è contro di noi: anche qui, niente di nuovo sotto il sole.

Tra i "valori asiatici", Lee ha promosso con entusiasmo le punizioni corporali. Le nerbate sul culo, insomma. L'esercito di Singapore è l'unico al mondo, a quando mi risulta, che ancora le preveda. La fustigazione era usata nell' Impero britannico, che la prevedeva per pochi reati di violenza. Poche decine di "criminali" ogni anno subivano questo umiliante trattamento. Con la magistratura asservita a Lee, i reati punibili con questo metodo sono diventati più di ottanta. Sotto il regno di questo "moderno statista" il Prodotto Interno Lordo di Singapore è cresciuto velocemente ma ancor più velocemente sono cresciute le fustigazioni: 602 nel 1987, 3.224 nel 1993, 6.604 nel 2007, per poi stabilizzarsi sulle 2.500 all'anno. Un esercizio collettivo di sadismo da parte dell'élite dominante superata solo dai wahabiti dell' Arabia Saudita, i patroni del Califfato Islamico. Inutile dire che a subire le frustate sono immigrati e poveracci locali, proprio come in Arabia Saudita. Peccato che i businessmen in giacca e cravatta che affollano i mall della Città-Stato se ne accorgano solo quando tocca ai loro viziati rampolli, cioè raramente: tre casi in 40 anni, più o meno.

Chissa' se con i suoi tre figli Lee è stato severo come con i figli degli altri. A dire il vero non sembra: il primogenito, Lee Hsien Loong è primo ministro di Singapore dal 2004 - alla faccia della "meritocrazia" della quale l' illustre genitore si è sempre riempito la bocca; il secondo, Lee Hsien Yang, e' presidente della compagnia telefonica SingTel e l' ultimogenita Lee Wei Ling del National Neuroscience Institute. Anche la nuora Ho Ching, moglie di Lee Hsien Loong, e' ben sistemata come Chief Executive Officer della Temasek Holding, una delle piu' grandi imprese del Paese. A noi i soldi, agli altri le frustate. Una filosofia sicuramente apprezzabile, se si e' nati nella famiglia giusta!

Negli ultimi anni Lee si è autoattribuito il titolo di "Ministro Mentore", padre burbero ma in fondo buono, perche' le nerbate le distribuisce a fin di bene, dei cittadini-bambini singaporesi. Un Dio severo ma giusto che dall' alto dei suoi miliardi (ottenuti distribuendo remunerative cariche pubbliche ai suoi familiari) regna sui suoi immaturi sudditi. Un concetto che in Asia piace.

Ricordo un suo discorso al Parlamento indiano. Disse con orgoglio di essere il prodotto di un matrimonio combinato - ecco uno dei "valori asiatici" - e fu sommerso dagli applausi. Uno di coloro che lo applaudivano era il deputato che pochi giorni prima aveva affermato che l' India sarebbe stata protetta dall' AIDS dalla sua "cultura" - e vai, altro "valore asiatico". Risultato: l' India è uno dei Paesi che hanno avuto più morti per AIDS del mondo (il terzo al mondo per la precisione: le vittime sono state valutate tra gli 1,4 e gli 1,6 milioni)! Ma l'educazione sessuale, la libertà nella vita pubblica e privata, il rifiuto delle discriminazioni verso donne e omosessuali, non fanno parte dei "valori asiatici, quelli no!

Si potrebbe continuare a lungo. La storia dei "valori asiatici" ha fatto in Asia dei danni gravissimi e irreparabili. Mi auguro che venga seppellita con il suo inventore ma non ne sono affatto sicuro, purtroppo.