ISIS e Kurdi, la guerra ai tempi di Internet

Tutti parlano dell' ISIS, questo mostro che si appresta a conquistare il mondo! Il Fuorilegge accetta la sfida con piacere - dato che anche in Cina e dintorni non succede un granché.

Ivana Hoffman, 19 anni, morta in Siria combattendo con un gruppo comunista kurdo. Foto credit: cbc.ca

 

Le vicende che riguardano gli estremisti del Califfato e quei disgraziati Paesi che sono la Siria e l' Iraq costituiscono un buon esempio di come funzionano l' informazione - e le guerre - ai tempi di Internet.

La notizia della settimana è la morte di una ragazza tedesca di 19 anni, Ivana Hoffman, che era andata in Siria a combattere con un gruppo comunista kurdo chiamato Marxist-Leninist Kurdish Party. Secondo Owen Jones, un commentatore di sinistra del Guardian, i marxisti-leninisti kurdi nel corso degli anni hanno gradualmente abbandonato lo stalinismo e sono diventati una forza "progressista" e "femminista" che sta spargendo nella regione "i semi di un medio oriente diverso". Anche Abdullah Ocalan, il leader imprigionato del PKK, il partito storico della guerriglia kurda, sarebbe diventato una specie di mahatma Gandhi socialdemocratico e soprattutto un acceso femminista, secondo Jones. Ahi, ahi, ahi.

Purtroppo temo che le cose non stiano così anche se simpatizzo da molto tempo con i kurdi. Precisamente da quando, nel 1979, fui invitato a Mahabad, nel Kurdistan iraniano, da Abdel Rahman Gassemlou, un leader kurdo che poi fu assassinato dagli agenti degli ayatollah iraniani nel 1989, nel corso di quello che avrebbe dovuto essere un colloquio di pace. Invece di discutere, gli uomini degli ayattolah estrassero le pistole e spararono.

Passai qualche giorno con Gassemlou e con i suoi uomini e le donne le vidi solo nelle case nelle quali fui invitato a pranzo. È vero che è passato un bel po' di tempo, sul campo c'è una nuova generazione e le cose potrebbero essere cambiate.

Quello che è sicuro è che gran parte delle informazioni che sono state rovesciate su Internet sulle donne kurde combattenti contro l'ISIS sono balle. Per esempio la storia dell' "angelo di Kobane", una bella ragazza che avrebbe ucciso più di cento militanti del Califfato prima di essere catturata e decapitata (non vi sembra un libro di Salgari? Magari si era fidanzata col Leone di Damasco, il principe musulmano convertito protagonista di alcuni dei suoi bellissimi romanzi...) si è rivelata una bufala grazie ad un'indagine del sito di fact-checking "digg".

Il fatto è che le guerre si combattono anche - secondo alcuni soprattutto - con la propaganda. E questa storia dei kurdi rivoluzionari, femministi, anarco-progressisti è uno strumento di propaganda che viene usato dalle forze occidentali per combattere la propaganda dell'ISIS. Entrambe sono efficaci, purtroppo.

Non che abbia guardato più di tanto quegli orribili filmati del Califfato su decapitazioni, gabbie e torce umane. Ma sospetto che molti siano delle montature. Tagliare la testa ad un uomo non è una cosa alla portata di un qualsiasi giovanotto di scarsa intelligenza come il cosidetto "Jihadi John" - al quale penso che i media di tutto il mondo abbiano dato molto più spazio di quello che merita. Lo sanno fare bene i boia sauditi, che sono superaddestrati, non i rivoluzionari della domenica venuti dalla periferia di Londra.

In ogni caso, il messaggio è chiaro: "siamo guerrieri spietati e senza paura - ma in fondo buoni, perché facciamo quello che vuole Dio - e presto conquisteremo il mondo". Questo esercita un certo fascino sui giovani musulmani di tutto il mondo e sfortunatamente anche su tanti commentatori che invece di cercare di capire come sia nato e come mai sia tanto forte lo Stato Islamico sposano felici la tesi dell' onnipotenza di questi nipotini del Profeta,che presto ci ridurranno tutti in schiavitù. L'ultima trovata è quella dei bambini combattenti: "guardate - ci dicono gli estremisti - come sfidiamo il vostro mammismo da società capitalistica matura, ci fate un baffo!".

I cammelli che si abbeverano a San Pietro! Che bella storia, troppo bella per rovinarla con verifiche dalle quali risulterebbe - che so - che le milizie sciite irachene hanno perseguitato i sunniti costringendoli a raggrupparsi intorno agli estremisti, e che alcuni governi - o meglio, alcuni gruppi dirigenti - come quelli dell' Arabia Saudita e del Qatar sono ben felici di finanziare i pazzi del Califfato nella loro guerra senza quartiere con gli ayatollah iraniani (tra gli uni e gli altri, non saprei davvero quale scegliere!). E che dire dell'islamista "moderato" Recep Tayyat Erdogan, capo del governo di Ankara, che aiuta i miliziani in funzione anti-kurda senza rendersi conto di giocare col fuoco (faccia un giro in Pakistan, se non ci crede...).

I kurdi combattono con decisione i miliziani del Califfato perché hanno attaccato il loro Stato, lo Stato che esiste di fatto dal 1991 nel nordest di quello che è ancora formalmente l'Iraq e per il quale si sono battuti - in Iraq ma anche in Iran, in Siria e in Turchia - per alcuni decenni. Sono aiutati in questo dai bombardamenti degli americani e dei loro alleati, improbabili alfieri di una rivoluzione anarco-femminista. Ah gia'! Ma non sono gli americani che hanno "creato" l'ISIS - come avevano "creato" Al Qaeda (seconda una distorta narrativa che piace tanto di fautori delle teorie del complotto)? E allora? Perché bombardano il Califfato, aiutando i "rivoluzionari" kurdi?

Una valanga di informazioni vere e false vengono rovesciate ogni giorno su Internet dai propagandisti dei due schieramenti, questo è il punto. Il compito dei professionisti dell'informazione dovrebbe essere quello di distinguere le une dalle altre e di aiutare il grande pubblico a fare lo stesso, come per fortuna qualcuno fa. Ma quelli che si limitano a ripetere qualsiasi boiata che potrebbe "diventare virale", purtroppo sono di più, molti di più. In ballo non c'è solo la credibilità dei grandi media - ormai ridotta al lumicino - ma il futuro di tanti giovani che potrebbero essere spinti a seguire la strada di Ivana Hoffman.