Un salutare terremoto politico a New Delhi

Forse non è l'inizio della fine per il premier Narendra Modi ma certo la schiacciante vittoria nelle elezioni locali di New Delhi dell'Aam Aadmi Party (AAP, partito dell' uomo comune) è una sorpresa che sconvolge il panorama politico dell'India.

[Arvind Kejriwal saluta i suoi elettori dopo la vittoria. Foto credit: zeenews.india.com]

Questo per varie ragioni. Prima di tutto si è trattato sì di elezioni locali, ma nella capitale e città più moderna del Paese.

Poi per le dimensioni. Un partito che tre anni fa non esisteva ha completamente sbaragliato lo storico Congress Party (zero seggi da otto che ne aveva) e il suo avversario tradizionale, il Baharatiya Janata Party (BJP, partito del popolo indiano), che l'anno scorso, con Modi alla guida, aveva trionfato nelle elezioni nazionali. Il BJP passa da 32 a 3 seggi. L' AAP, con i suoi 67 deputati su 70 è ora in grado di governare da solo la caotica ed enorme (18 milioni di abitanti ufficiali, in realtà almeno 20 milioni) capitale.

Il risultato è di portata storica. L'affermazione dell' AAP e del suo leader Arvind Kejrival (un ex-funzionario statale di medio livello) rompe tutti gli schemi che hanno fino ad oggi dominato la politica indiana.

Il Congress, il partito dei Nehru-Gandhi, è un partito allo stesso tempo monarchico - perché per restare unito e avere successo deve essere guidato da un membro della famiglia - e socialista-burocratico, che ha creato e nutrito il mostruoso "babu-raj", il potere dei "babu", cioè i burocrati, che gestiscono con criteri politici il denaro pubblico e impongono al settore privato delle regole severissime ed assurde, tanto assurde che nessuno le rispetta.

Però è anche il partito del mahatma Gandhi, quello che protegge le minoranze (in particolare musulmani, cristiani e intoccabili), che in passato lo hanno sostenuto.

Il suo avversario storico è il BJP, filiazione della Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS, Organizzazione del Volontari Nazionali), che rivendica la supremazia della "razza" hindu ed è avversa a musulmani e cristiani. Secondo la sua retrograda ideologia, infatti, essi non sono altro che degli "hindu convertiti".

Modi è stato venduto al pubblico (governi e media occidentali, che lo hanno acquistato appena impacchettato senza porsi troppe domande) come "pro-business" e modernizzatore. In realtà, come ho già avuto occasione di sottolineare su questo blog, sperare che l'RSS modernizzi economia e società è assurdo - è un'organizzazione che appartiene ad un altro secolo, un'equivalente hindu del wahabismo dei musulmani. Non per niente sono già cominciati, proprio a Delhi, gli attacchi contro le Chiese: le organizzazioni cristiane ne hanno denunciati cinque in meno di un anno. Per violenti attacchi contro i musulmani c' e' solo da aspettare.

Molti hindu della middle class hanno in passato votato per il BJP per esprimere il loro rifiuto del "socialismo monarchico" del Congress. Quando poi i governi del BJP si rivelavano poco più che delle coperture per i teppisti delle organizzazioni estremiste hindu - come è regolarmente successo - tornavano al Congress, in un'alternanza che si è rivelata sterile. Il DNA dei due contendenti è troppo radicato nella storia dell'India, e né l'uno ne' l' altro si sono dimostrati capaci di evolversi e di stare al passo coi tempi.

Tenete conto del fatto che il candidato alla carica di "chief minister"- capo del governo locale - del BJP era Kiran Bedi, alla quale penso si debba concedere l'onore delle armi. È una ex-poliziotta ed ex-attivista dei movimenti anti-corruzione che da direttrice della prigione di Tihar di New Delhi aveva introdotto importanti innovazioni. Non una tipica rappresentante del BJP, insomma. Possiamo quindi affermare che nessun dirigente dei due grandi partiti, qualcuno che possa essere immediatamente identificato col Congress o col BJP sia stato votato dagli elettori. La stessa Kiran Bedi non è stata eletta.

L'India è poi piena di partiti di varie tendenze ma sempre legati a realtà locali: anche loro sono stati più volte al potere - spesso negli Stati, un paio di volte al centro - ma anche loro si sono dimostrati incapaci di evolversi.

Kejrival e l'AAP sono stati votati da tutte le componenti della società: dai poveri degli slum alla bassa, media e alta classe media, dall'élite culturale e da quella del business. Altrimenti non sarebbero riusciti a spazzare via in un colpo non uno, ma due dinosauri. Ora possono governare da soli la capitale e hanno l'occasione di lasciare il segno. Anche se non ce la faranno le elezioni di Delhi del 2015 segnano un importante momento di rottura nella storia della politica e della società indiane e fanno ben sperare per il futuro della democrazia più grande del mondo.