Peggio dei peggiori bar di Caracas

 

 

La sera a Santiniketan se ci si vuole divertire un po' di più che stare a vedere le pubblicità in inglese della televisione indiana (perle come lo shampoo "anti-dandruff" e il dentifricio contro il "germ build-up", se non ridete provate a ripeterlo con le dentali e le retroflesse), ci sono poche alternative.

C'è l'opzione party casalingo, che solitamente finisce in sbronza collettiva a base di rum e - se ospitato a casa tua - montagna di piatti e bicchieri da lavare la mattina dopo. Che noi abbiamo la signora delle pulizie (in gergo didi, la zia / EDIT: didi è sorella, non zia. Grazie Ariful Hoque per la correzione, colpa mia che dico sempre "ma oggi viene la zia?") che viene una volta alla settimana a lavare i panni e il pavimento, i piatti no.

Oppure ci si rimbecillisce davanti alle serie tv americane, che fa bene all'inglese.

In tutta Santiniketan, una sorta di città universitaria in mezzo alla campagna, non esiste niente che somigli a un pub, un locale dove ritrovarsi a sentire musica - seppure sia pieno di musicisti - il cinema è solo in hindi. Bisogna arrangiarsi.

Noi ci siamo arrangiati col Dutch Dhaba.

Il dhaba si potrebbe tradurre con "bettolaccia per camionisti indiani aperta 24 ore su 24 che siccome paga la mazzetta alla polizia vende gli alcolici di contrabbando ai tavoli", ed è uno dei miei posti preferiti. E' oggettivamente un posto che I peggiori bar di Caracas sembrano il ristorante con vista del Ritz, ma al dhaba servono le birre al tavolo e si mangia davvero con niente.

All'inizio dell'anno il nostro dhaba di riferimento era il German Dhaba, che di german non ha un accidente, l'hanno soprannominato così perché il proprietario (musulmano) ha un nome tipo Gibral o che somiglia molto a German. Il German Dhaba è sulla strada per Sriniketan, il paese qui vicino, in motorino ci mettiamo una ventina di minuti.

Appena dietro al German c'è il Dutch Dhaba, che di dutch non ha un accidente, nemmeno l'assonanza col nome del proprietario. L'abbiamo soprannominato così per distinguerlo dal german, in onore di una nostra amica olandese che sta facendo ricerca in un villaggio (musulmano) a mezzora da qui.

Da qualche mese il German Dhaba si è rifiutato di pagare le mazzette alla polizia locale e quindi non serve più alcolici. Il Dutch invece continua a versare e il rifornimento di alcolici arriva puntuale.

Il Dutch Dhaba consiste in una casupola di terra e mattoni, tetto di paglia, cucina di fango "a vista", una serie di tavoli e sedie di plastica, un frigorifero della Coca Cola e travi di legno che, oltre a sostenere il tetto, fungono da credenza temporanea per i polli - vivi - legati alle assi con un filo. I polli, in un eccesso di sadismo, sono appollaiati col becco rivolto verso la cucina di fango "a vista", a pochi metri dalla lastra di pietra dove, periodicamente, si trasformano bocconcini di pollo in salsa curry.

Tra i tavoli sono soliti girare cani randagi e capre. Non ci sono gatti e, stranamente, nemmeno topi.

Il menù fisso del Dutch Dhaba - e degli altri dhaba del circondario che abbiamo testato in questo anno - comprende: chapati, bocconcini di pollo, pesce di fiume in diverse varianti ("in umido", fritto, "spettazino di pesce", ovvero avanzi di tutti gli altri pesci tritati insieme), lenticchie (con o senza uova) e la specialità della casa, la "mamlet". Che vorrebbe essere una "omelette", ma se dici omelette non capisce nessuno. E la mamlet indiana è fritta nell'olio di mostarda con una quantita proibitiva di peperoncini verdi freschi.

E poi ci sono gli alcolici: birra indiana o rum indiano. Entrambi, per i sommelier che seguono questo blog, dal gusto pessimo. Per i più coraggiosi si può anche chiedere dell'alcol locale, imbottigliato di contrabbando in "laboratori" illegali. Ma è molto rischioso, delle volte sbagliano la ricetta e l'alcol diventa velenoso. L'anno scorso in una notte, intorno a Calcutta, sono morti più di cento poveracci che si erano comprati delle bottiglie venute male. Per non saper né leggere né scrivere, evitiamo.

Dopo decine di birre, il momento del pagamento del conto è molto faticoso. Il proprietario si presenta con un conto scritto a matita su un pezzettino di carta, in calligrafia illeggibile anche per i locali. Il prezzo è gonfiato leggermente, ma se non si litiga almeno un quarto d'ora ci si rimane male entrambi, sia clienti che proprietario. Quindi, ubriachi, si parte da 2000 rupie, noi ribattiamo 1000, il proprietario urla i soliti versi della pastorizia usati per allontanare i cani randagi "rrrrap, hep, hatt, eeeekdom na", assolutamente no!

Espone gli ultimi dati sull'inflazione in India, il calo del potere d'acquisto della rupia, l'aumento del metano a causa della lobby mediorientale, l'aumento del prezzo delle patate a causa della lobby occidentale, l'aumento dell'alcol a causa della lobby indiana e alla fine ci si accorda per un totale di 1600 rupie.

Per sette persone. Che fa poco più di due euro a testa.