Compagni di viaggio Delhi-Calcutta

Su ogni treno indiano esistono dei posti riservati ai turisti stranieri, una manciata di biglietti che si possono comprare solamente presso i Tourist Reservation Center delle principali stazioni del Paese.
Sono uffici nascosti, di solito al secondo piano, e bisogna avere moltissima fiducia nei propri mezzi e nelle guide turistiche per convincersi che sì, non sono luoghi dello spirito, esistono veramente.

Le centinaia di truffatori che animano le principali destinazioni turistiche indiane sono i primi a giurare sulla loro madre che il Tourist Reservation Center della zona è stato appena chiuso, c'è stato un incendio, oggi è festa, vieni con me che facciamo i prezzi più bassi.
In questo caso, come moltissimi altri in India, si impara a diffidare delle voci. Ma a volte non basta, molti turisti meno disincantati desistono nella ricerca ancor prima di aver trovato le scale che conducono agli uffici, dove un cartello dipinto a mano dalle Indian Railways avverte, in inglese, di non dare retta a chi dice che siamo chiusi, che non è vero, siamo aperti e ci trovate in fondo appena girato l'angolo.

I biglietti, dicevo, sono concentrati in un solo scompartimento, che diventa così lo scompartimento degli stranieri, un'enclave di non-indiani lungo i lenti – ma confortevoli! - treni nazionali.
Da Delhi a Calcutta abbiamo viaggiato sul Duronto Express, che sbriga il tragitto in sole 17 ore, senza fermate, in compagnia di quattro bangladeshi ed un nepalese. Tutti i bangladeshi erano musulmani, ma la differenza tra le due coppie era considerevole.
 



I primi due, vestiti di bianco e belli rotondi, venivano da Chittagong, città portuale del Bangladesh orientale che, ci spiegano, smista oltre il 90 per cento del commercio marittimo del Paese.
Uno dei due fa proprio l'agente navale e si è portato delle riserve di pan da mangiarsi lungo il tragitto, rimanendo sconvolto nell'apprendere che no, in Italia il pan non ce l'abbiamo. In Florida ce n'è un sacco invece, dice lui, con un dollaro te ne danno sei. Il prezzo, oggettivamente, è buono.
L'altro è un professore universitario con Phd sul sufismo, è stato al pellegrinaggio alla Mecca sei volte (un buon musulmano lo deve fare almeno una volta nella vita), ha la barba lunga e il cappellino tipico, il topi.
 



Gli altri due arrivano invece da qualche villaggio a nord di Dhaka, taciturni e un po' schivi, per tutto il viaggio non hanno tirato fuori il cellulare – evento più unico che raro in un treno indiano, magari non ce l'avevano – ed erano vestiti da ottimi musulmani proletari: tunica scura, topi bianco, barba lunga.
Quando ci hanno portato una delle diverse merende comprese nel biglietto del Duronto – uno dei treni più lussuosi – davanti al succo di mango in cartone uno dei due ottimi musulmani tentenna, rigira la bevanda tra le mani e prova ad aprirla come un pacchetto di patatine. Il professore gli arriva in soccorso, introducendolo alla tecnologia delle cannucce di plastica.

Come ogni buon musulmano che si rispetti, alle ore prestabilite si sono messi a pregare, monopolizzando per alcuni minuti lo spazio dei sedili per inginocchiarsi.
Il dramma si è materializzato sotto forma di bussola tascabile, posizionata sul tavolino dello scompartimento per segnare la direzione della Mecca. Ma il treno, malefico, non proseguiva in linea retta, bensì virava leggermente, gettando il panico tra i fedeli della carrozza C1, posti dal 41 al 45, che un po' si piegavano poggiando la testa contro le coperte delle Indian Railways stese sul sedile e un po' sbirciavano la bussola, cercando di seguire la direzione della lancetta.

Il tutto con una compostezza encomiabile, tirando le tende per non dare spettacolo di fronte al resto dei passeggeri hindu, mentre chi scrive – temporaneamente cacciato dal suo sedile per motivi di Credo – si intratteneva nello spazio tra carrozza C1 e B2 con un paffutello fumatore bengalese, complice nell'evasione della no smoking policy del treno.

La mattina, prima di scendere, l'agente navale ci mostra la lista dei regali che i suoi figli gli hanno affidato prima di partire. Tutti videogiochi della Playstation 3, con rigide indicazioni di acquistarne “tre qualsiasi della lista, minimo”.
Dal topi al joystick in una generazione.