L’Arte Fiera di Bologna si ripropone e non abbandona la Cina

La 38ma edizione dell’Arte fiera di Bologna, evento tra i più importanti per l’arte contemporanea e moderna nazionale, sembra abbia ripreso le forze dopo gli ultimi anni di affanni. La fiera si rinnova, propone più gallerie, ci introduce nel mondo dell’arte dell’Europa dell’est ma non abbandona i vecchi amici. Con la mostra Discovery Ink e l’intervento di Hou Hanru, la Cina la fa ancora da protagonista.

 

La fiera del 2014, dal 24 al 27 gennaio, sembra aprirsi bene. Secondo Arte fiera già il primo giorno di apertura, il 24 gennaio, si era registrato il 50% in più di affluenza. La fiera presenta delle novità già nell’organizzazione: Claudio Spadoni e Giorgio Verzotti, i due direttori artistici, hanno voluto dare maggior spazio alla proposta italiana e concentrarsi sulle nuove tendenze di mercato. Le 172 gallerie partecipanti, il 27% in più dell’anno scorso, sono principalmente italiane, ma non per questo un occhio all’esterno non è stato dato. Le sezioni speciali di fotografia e arte moderna e agli stand monografici, sono state accompagnate dalla sezione Focus, quest’anno dedicata al mercato dei paesi dell’est e dalla mostra “Discovering Ink” dedicata alla pittura ad inchiostro contemporanea cinese.

Lo spazio della Galleria Contini all'interno della Fiera

La mostra curata da Guido Mologni, direttore della Sh Contemporary - la fiera cinese di Bologna Fiere, si è focalizzata sull'uso dell’inchiostro nella pittura cinese contemporanea e vuole dimostrare come questa pratica antichissima non abbia abbandonato la Cina, anzi come essa risulti molto più radicata e aperta alle più interessanti sperimentazioni. I sette artisti presentati, capitanati dal magnifico Qiu Deshu, Zhang Hao e Qin Feng, dimostrano appunto come questa pratica possa essere eclettica e attuale nonostante all’orecchio occidentale possa suonare arcaica.

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Anche la sezione conversation ha ospitato due importanti incontri: il 24 gennaio Dalla Cina  e il 25 Discovering Chinese Contemporary Ink.

Nel primo incontro, Hou Hanru, neo direttore del MAXXI, Gianfranco Maraniello, curatore della Shanghai Biennale nel 2006, introdotti da Claudio Spadoni, hanno fatto un excursus della loro esperienza in Cina - da locali e da stranieri, ovviamente.

Di questo incontro sono scaturite 2 importanti considerazioni che mi piacerebbe riportatre. In primo luogo è rimasta irrisolta la domanda posta inizialmente da Hou, sul perchè nonostante la cultura millenaria, in Cina non esistano dei pensatori che hanno influenzato il pensiero globale. Questione immmane che coinvolge antropologi, sociologi, critici e storici dell’arte, ma che di fatto è una domanda da porsi e che da tempo i cinesi si stanno ponendo.



L’altra questione punta al motivo per cui la Cina ha sempre attratto interesse in Europa. Tra i botta e risposta vari, si conclude dicendo che a partire dalla mostra Le magicien de la terre, organizzata a Parigi nel 1989, si prova a proporre un nuovo modo di presentare le altre culture. La mostra venne suddivisa non per nazioni ma per temi. La volontà era appunto quella di togliere quell’idea di esotico che vi era al tempo quando si presentava l’arte non occidentale. Secondo lo stesso Hou, questa mostra indubbiamente ha sottolineato il bisogno di rivedere le strategie curatoriali considerando i nuovi aspetti della società postmoderna, ma ha sottolineato come di fatto anche per i cinesi l’arte occidentale sia esotica e lo sia sempre stata. Non a caso, quando Matteo Ricci arrivò in Cina, e mostrò la pittura tridimensionale europea, non fu accettata di buongrado da tutti i cinesi, come solitamente si crede. Anzi l’assimilazione fu lenta, e solo dopo un secolo in Cina compare per la prima volta la pittura ad olio. Come dire, l’esotico serve ad incuriosirci per poterci arricchire di nuovi sistemi. Le fotografie sono tutte Courtesy of AteFiera Bologna.