Addio a Michael Sullivan

Il 28 settembre é scomparso ad Oxford Michael Sullivan, il sinologo che ha riscoperto la profondità dell’arte cinese del primo novecento. Egli fu tra i primi studiosi impostosi di spiegare a noi occidentali la complessità ed il fascino delle correnti cinesi di quel periodo.



I suoi libri sono basilari per i corsi di studio dell’arte cinese di mezzo mondo e sono essenziali per avere una prima panoramica completa delle miriadi di correnti artistiche cinesi moderne. Il primo studioso a descriverci come la pittura moderna sia un fantastico gomitolo di influenze ingarbugliate: l’impressionismo francese, le sperimentaizoni moderniste dei giapponesi e l’antica tradizione. Inoltre, proprio grazie al Prof. Sullivan, oggi lo studio della storia dell’arte cinese ha raggiunto quel grado di credibilità di cui non godeva in tempi passati.

Durante quasi 60 anni di ricerca ha voluto definire quello che spesso chiamiamo “scopiazzo dei modelli occidentali”, mostrandoci come esso non sia altro che uno stile specificatamente cinese poiche’ non si tratta di una copia senza criticità, ma l’opera si crea grazie a tutte quelle influenze che non sono presenti con egual importanza in altri paesi.

Nel libro “Meeting the Eastern and Western art” del 1989, Sullivan sottolinea come il rapporto di tra oriente ed occidente non sia mai stato a senso unico, ma come la reciproca curiosità abbia permesso di creare l’espressionismo astratto degli anni ‘50. Come egli stesso dice : “ Anche io a volte sono stato sviato dallo strana coincidenza dell’apparizione sia ad oriente che ad occidente dell’ espressionisimo astratto e dell’action painting negli anni ‘50. Ma non dovremmo occuparci troppo delle definizioni, basterebbe solamente far notare come il movimento che unisce oriente ed occidente é uno stile non figurativo e basato sulla dinamica e la calligraficità del gesto pittorico [...]”.

 

E pensare che come afferma lui stesso in uno dei suoi ultimi interventi di quest’anno, presso il Silicon Valley Asian Art Centre, il suo amore per l’arte moderna avvenne quasi per caso: mentre si trovava a Chengdu, nella seconda metà degli anni 40, conobbe un gruppo di artisti fuggiti dagli scontri di Shanghai. La Shanghai degli anni ’20 e ’30 era stata una delle città principali per la promozione di una nuova Cina, moderna ed inserita nella comunità internazionale, era diventata il centro del fermento culturale; tanto che nella città più globalizzata dell’epoca, si costituì il Partito Comunista Cinese nel 1921. Quello che questi giovani artisti cinesi mostrarono a Sullivan fu proprio una Cina aperta ad ascoltare un altro modo di vedere il mondo, per ridare valore alla propria cultura.

E così dovremmo ringraziare il Prof. Sullivan per aver trovato il coraggio, subito dopo la laurea in architettura nel 1939, di andare a Chengdu, di farsi incuriosire da quei matti artisti di Shanghai e di averci raccontato così tanti aspetti dell’arte cinese, incuriosendo un po’ tutti noi.