Walnut Room: Lost Appearance

“Lasciate ogni speranza…”

 

La forma è illusoria, “ogni apparenza è vuota e falsa”. Perdendo la propria forma le cose diventano un tutt’uno, le definizioni sfumano.

Queste le premesse di Lost Appearance che nella sua forma tutt’altro che illusoria di elegante scatola metallica racchiude l’ultimo disco del duo pechinese Walnut Room. Una confezione e un’apparenza curatissima, che racchiude un lavoro ambizioso, e anche per questo dalla lunghissima gestazione. Ma è la fo

rma musicale di Lost Appearance che supera le definizioni e le fa crollare in un flusso sonoro scuro, indefinito.

Le 8 tracce che compongono il disco formano un’esperienza forte e inquietante, che con la bellissima grafica ricca di riferimenti all’esoterismo e alchimia occidentale, diventa un percorso multi sensoriale nelle viscere dell’animo umano, o forse dell’inferno.

Proprio il brano di apertura prende il titolo dalla creatura mitologica “Zhu Yan”, rappresentazione della violenza e della guerra, e che come le fiere dantesche accoglie l’ascoltatore all’inizio della sua discesa verso il più profondo dei gironi.

Un ritmo nervoso e pieno di presagi che poi si dirada in una landa sonora sofferta, fatta di frequenze taglienti, lamenti e paesaggi sonori al limite del delirio, in cui però si ravvede a tratti anche una vena melodica di arcana bellezza.

A metà del disco l'ascolto è turbato dalle registrazioni della voce di Anneliese Michel, ragazza che negli anni ’60 fu consumata da una violenta forma di schizofrenia, che portò molti a credere essere un caso di possessione diabolica, una tesi che sentendo la registrazione anche i più scettici potrebbero essere inclini a supportare.

Tra esoterismo e trascendenza, rumore e astrazione, orrore e pantomima, i Walnut Room confezionano un disco sfuggente, a tratti inquietante, frutto di una forza creativa tormentata.

Presenza longeva seppur rara della scena sperimentale pechinese, il progetto Walnut Room (ketiao shi) è un duo composto dal chitarrista Feng Hao e dal sassofonista Li Zhenghui, entrambi membri attivi di quel circuito di musicisti dediti alla sperimentazione. Un circuito che a Pechino è sempre più maturo e originale, oltre che più numeroso.

Ma per Feng e Li, Walnut Room diventa un’etichetta con cui ampliare il proprio campionario di strumenti e dar vita al lato più personale delle proprie rispettive visioni sonore.

Per celebrare l’uscita del disco i Walnut Room si sono esibiti a mezzanotte in uno spazio artistico, quello dello ZajiaLab ricavato da un vecchio tempio e trasformato in un teatro del sogno, in cui i musicisti si sono esibiti nascosti da un telo su cui dominavano le proiezioni create da Wu Quan, un pioniere della musica sperimentale cinese, che con acqua, inchiostro, e piccoli oggetti ha ricreato una suggestiva lanterna magica .

Perfetto atto di nascita di un disco che si propone di esplorare dimensioni dalle forme sempre più sfuggenti, e forse proprio per questo illusorie.