平安乐清 PING’AN YUEQING – Nuovo documentario di Ai Weiwei sull’ incidente di Yueqing

Ping’an Yueqing 平安乐清 (youtube)

 

Nuovo documentario per Ai Weiwei Studio Production: Ping’an Yueqing 平安乐清.

Un'ora e mezzo di indagine sulla morte del capo del villaggio di Zhaiqiao, avvenuta nel vicino villaggio di pescatori di Yueqing, provincia dello Zhejiang.

Qian Yunhui il nome dell'uomo che il 25 dicembre 2010, a Yueqing, perde tragicamente la vita schiacciato dalle ruote anteriori di un camion. Incidente: questa la versione ufficiale delle autorita', che condannano subito l'uomo alla guida del mezzo, Fei Liangyu.

Ma la stessa versione non convince e la protesta incalza su internet, dove vengono pubblicate immagini brutali del corpo della vittima. Versione, quella fatalista, rifiutata soprattutto dai genitori e dalla maggior parte degli abitanti del villaggio: l’incidente di Yueqing, come sarà poi identificato, è l’omicidio del figlio, del concittadino.

 

Questo documentario è il risultato dell’investigazione da parte dello studio di Ai Weiwei riguardo le circostanze dell’ “incidente”; il tentativo, da parte di Ai Weiwei, di stabilire cosa sia veramente successo il 25 dicembre 2010. Indagine basata soprattutto sulle interviste ai familiari, agli abitanti del villaggio, agli ufficiali, condotte sul posto dal gennaio al novembre 2011.

 

 

Perché l’incidente “non è” un incidente?

 

Yueqing è un villaggio di pescatori, l’economia del posto è dunque principalmente basata sul commercio di pesce. Il governo locale procede alla confisca delle paludi per trasformarle in terreni edificabili, impedendo così l’autosostentamento dei cittadini.

Qian Yunhui decide di parlare a nome degli abitanti del suo villaggio e si reca diverse volte a Pechino per riportare l’ingiustizia al governo centrale. Ma le autorità non vogliono le sue parole, bensi' il suo silenzio e l’uomo viene detenuto ininterrottamente; fino alla morte accidentale, appunto, nel Natale del 2010.

E’ infatti proprio il 25 dicembre che, a Yueqing, Qian Yunhui viene schiacciato dalle ruote anteriori di un camion carico di pietre frantumate, appartenente al vicino sito in costruzione della Centrale Elettrica di Yueqing.

Dopo una settimana, in una conferenza stampa, le autorità dichiareranno che si sia trattato di un comune incidente. Ma la protesta travolge il web. Due testimoni oculari - Qian Chengyu e Wang Liquan - dichiarano di aver visto quattro uomini, divisa da ufficiali, reggere la vittima a terra mentre il camion si avvicinava.

 

Tutte le persone intervistate dal team di Ai Weiwei sono state interrogate dalla polizia o detenute illegalmente. Dopo un anno dall’incidente, a regnare nel villaggio di Yueqing è la paura. Gli abitanti vengono presi e portati via dalle loro case dalla polizia durante la notte, interrogati, maltrattati. La gente ha paura soltanto a sentire nominare l'incidente. “Non possiamo parlare riguardo l'accaduto. Se lo menzioniamo verremo presi stanotte. Nessuno osa parlarne dall'anno scorso” (quando e' successo).

Anche la crew di Ai Weiwei ha dovuto affrontare non poche difficoltà durante le riprese del documentario; i collaboratori sono stati seguiti, gli è stato fisicamente proibito di filmare alcune scene e ci sono state proposte per l’acquisto dei filmati.

 

Questo documentario, come tutti i documentari del resto, bisogna vederlo. Nulla e' piu' chiaro di un documentario, lo dice la parola stessa.

Sono presenti anche dei video originali di quel giorno, come quello filmato da un abitante del villaggio subito dopo l'accaduto. La telecamera che avrebbe dovuto sorvegliare la zona dell'incidente, proprio il 25 dicembre e' guasta/spenta. Altro punto cruciale per dubitare della versione della polizia.

Video shock, invece, quello ripreso da una micro-telecamera presente all'interno dell'orologio della vittima, indossato proprio al momento dell'incidente. L'Ufficio per la Sicurezza Pubblica si impossessa dell'orologio il 14 gennaio 2011. A febbraio, l'avvocato di distretto utilizza pubblicamente questo video al tribunale di Yueqing, come prova nel caso dei disordini nel traffico contro Fei Liangyu (uomo alla guida del camion).

 

Molte le testimonianze di chi racconta che quel giorno, ad essere brutalmente portati via dalla polizia solo per trovarsi li' o avere dato un'occhiata, sono in tanti.

“Molte persone sono state arrestate quel giorno. Piu' di 100”.

“Mio marito (Qian Boliang) e' stato arrestato e mi hanno detto che lo hanno picchiato fino quasi ad ammazzarlo”.

“Anche mio zio e' stato arrestato. Stava guidando e passava di li'. E' stato arrestato e poi rilasciato, ma la sua auto e' ancora sotto sequestro. Il suo orecchio e' stato percosso fino a diventare nero”.

E cosi' altre storie, anche di chi, percosso, ora non riesce piu' fisicamente a lavorare.

“Se parliamo durante il giorno, poi verranno a prenderci la notte”.

“I fatti sono sotto i nostri occhi, ma nessuno osa parlarne. Vengono a prenderci di notte. Se parlo mi porteranno via prima di cena”.

“Non possiamo parlare nemmeno dentro casa. Quando persone come voi vengono a chiederci sull'accaduto, io vorrei mostrare tutta la nostra sofferenza, ma le auto potrebbero arrivare, cento in una sola volta”.

“Ho paura che mi riconoscano”.

“Gli ufficiali hanno il potere. Portano semplicemente via le persone. Se ti voglio in galera, allora tu sei in galera. Se ti vogliono picchiare, ti picchiano.. Adesso in questa citta', Yueqing, ci sono delle persone colpevoli non accusate. Ma tutte le persone innocenti sono chiamate colpevoli: tutti in prigione”.

 

Wang Zhaoyan, moglie di Qian Yunhui, spiega che non c'e' rimedio per uscire da questa storia e che gli ufficiali le hanno esplicitamente detto che se non testimoniera' come richiesto, Qian Chengyu e Wang Liquan (i testimoni oculari) non verranno mai rilasciati. “Potrei vivere in una casa a lutto e loro passare il loro tempo in una galera per sempre”.

“Vuoi queste due persone dentro o fuori? Se non testimonerai come noi ti richiediamo di fare, non verranno mai rilasciate”.

Poi la scena dove l'avvocato incontra il suo assistito Cheng Chenyu in prigione ed il detenuto racconta di come sia stato brutalmente picchiato dalla polizia. E' chiaro che il problema piu' grande da risolvere, al momento, siano i testimoni oculari, di cui sono stati intervistati vari parenti che ci forniscono le loro testimonianze e parlano di tutto cio' che gli sta ancora accadendo, dei sotterfugi, delle dichiarazioni false per uscirne vivi, delle verita' nascoste e di quelle invece esplicitate. Della colpa di essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato, o forse per altri versi, in quello giusto al momento giusto.

 

- “Sei di questo villaggio?”

- “Si', sono di qui”.

- “Conosci Qian Yunhui?”

- “No, non lo conosco.”

- “Non conosci il capo di questo villaggio?”

- “Questa e' la sezione di Hua'er, non sono di Huayi”.

- “Chi lo conosce?”

- “Non lo so”.

 

- “Ehi, zia, ho sentito dire che conoscete Qian Yunhui”.

- “Non capisco, non capisco, non capisco quello che dici. Sono muta, sono una sempliciotta, sono stupida. Muta, muta”.

- “Ma non siete muta per niente!”

- “Muta, sono muta, vai via. Mi ha chiesto se conosco Yunhui. Non lo so. Se parlo troppo mi mettono in galera”.

 

Paura, terrore, ingiustizia, corruzione, potere, poverta', verita' che cede il posto alla non verita'.

Tutto questo e' PING'AN YUE QING. Una tragedia portata avanti in tragedia.

Una verita' che non si conoscera' mai.

Anche se qualche volta, per conoscerla, non basta che aprire gli occhi.