“AI WEIWEI” in Italia: Galleria Continua di San Gimignano.

Dunque, voi siete italiani (altrimenti non seguireste questo blog scritto in lingua italiana) e non siete ancora andati a San Gimignano alla personale di Ai Weiwei?

No perche', giusto per dire, io vivo in Cina ma ci sono andata, durante le vacanze di Natale. Resoconto.

 

Galleria Continua di San Gimignano, “Ai Weiwei”, 27 ottobre – 26 gennaio, martedi'/sabato, www.galleriacontinua.com

Ci sono ancora sedici giorni di tempo per visitare la personale di Ai Weiwei che sta avendo luogo in questi mesi alla Galleria Continua di San Gimignano. Non capita spesso di vedere opere di Weiwei esposte in Italia e questa e' la sua prima personale nel 'bel paese'.

Non mi interessa fare un elenco dettagliato delle opere, lo troverete all'entrata con tanto di spiegazioni, si perderebbe il gusto della scoperta del percorso. Dopotutto, una tra le cose piu' emozionanti della visita di una mostra e' la sorpresa dell'opera dietro al prossimo angolo.

Ai Weiwei, artista poliedrico, usa ogni forma artistica per comunicare: video, scultura, fotografia, installazioni, pittura, architettura; e rende ogni forma di comunicazione arte: internet in senso ampio, Twitter, blog.

Arte e comunicazione, imprescindibili l'una dall'altra. Poiche' se non vi e' liberta' di comunicazione non vi e' arte.

                                           

                                             Ai Weiwei, Ordos 100 Model

 

Uno dei tratti caratterizzanti dell'opera, come anche della vita, di Ai Weiwei e' la dualita'.

In mostra alla Continua Bubble of Twenty Five (esposta nel giardino della galleria), Oil Spills, opere di porcellana create nei forni di Jingdezhen, capitale storica cinese della ceramica . Una porcellana decontesualizzata e strappata al suo passato, come avviene per tutto cio' che Weiwei tocchi, e attualizzata al mondo odierno. Weiwei afferma di odiare talmente la porcellana da non poter fare a meno di usarla. Cosi' Oil Spills rappresentera' macchie di petrolio, l' “oro nero”, capo supremo nella nostra societa' sotto ogni punto di vista, sociale economico ed ambientale; il consumismo. Un interesse, quello per la ceramica, che riflette alla perfezione il 'parallelismo' di questo uomo, cinese, attaccato alle tradizioni del suo Paese ma con l'urgenza di un presente e di un futuro liberi. Un uomo che odia il governo cinese, l'assetto sociale, li accusa di mancanza di legge e soprattutto di liberta'; un uomo per cui l'odio viene dall'amore per il suo Paese. Un uomo a cui il padre, il celeberrimo Ai Qing, prima di morire disse che la Cina e' la sua casa e non ha bisogno di chiedere il permesso per fare qualcosa. La porcellana, la Cina.

                                             

                                              Ai Weiwei, Bubble of Twenty Five

 

Comunicazione, dicevamo; documentazione. 258 Fake, 7677 fotografie scattate dal 2003 al 2011 e montate in video, che ci introducono nel 'fantastico mondo di Ai Weiwei': le giornate in ufficio, i viaggi, gli amici, i pazzi tagli di capelli, gli animali, gli incontri, gli scontri, le attivita', l'impegno politico e sociale, la gioia, il controllo. Una delle parti che piu' incuriosce dell'esposizione, a dimostrazione di quanto il 'personaggio' Ai Weiwei sia importante almeno quanto le sue opere.

A continuare l'opera di documentazione e' Chang'an Boulevard, un video, mezzo di comunicazione adorato dall'artista. Per l'intero inverno del 2004 la citta' di Pechino, in continuo mutamento, viene filmata lungo questo infinito boulevard, per 45 km da est ad ovest, ad intervalli regolari e con un'inquadratura di un minuto per ogni tappa. Risultato: a testimoniare il cambiamento, la costruzione di edifici e di fabbriche, il traffico e tutto cio' che ha fatto parte e sta ancora facendo parte del grande e rapido cambiamento della Cina, sono 10 ore e 13 minuti di filmato.

 

Ma all'entrata e' la protesta ad accoglierci. Sorpassate le scultura di legno, dritta davanti a noi, c'e' June 1994. Siamo a Piazza Tiananmen, cuore di Pechino e del centro politico, teatro del massacro del 4 giugno 1989 dove l'esercito sparo' fuoco su studenti, intellettuali ed operai radunati per gridare alla democrazia. Nel giorno del quinto anniversario della strage, Lu Qing, moglie di Ai Weiwei, alza la gonna nella stessa piazza di fronte al ritratto di Mao. Una foto incommentabile.

Protesta che continua fino ad arrivare al famoso spartiacque della vita di Weiwei, di cui abbiamo piu' volte parlato. E' sempre il 2008, devastante terremoto nel Sichuan. La ricerca messa in moto da Weiwei insieme ad un gruppo di cittadini volontari per rendere pubblici i nomi dei bambini (taciuti, insieme alle cifre, dal governo cinese) che hanno perso la vita durante la catastrofe a causa delle scuole fatiscenti mal costruite dall'amministrazione centrale. Ricerca testimoniata da una cicatrice netta sulla parte destra della testa di Weiwei, picchiato di notte dalla polizia locale nel suo albergo, nei giorni trascorsi in Sichuan per testimoniare a favore di uno degli avvocati implicati nel caso dei bambini. Cicatrice che rimane in seguito ad un'operazione effettuata d'urgenza, causa ematoma, causa percosse, in Germania, dove Weiwei si trova nel 2009 per una sua personale a Monaco: 'So Sorry'. Alla Continua troviamo dunque Brain Inflation, risonanza magnetica (MRI) del cranio dell'artista, effettuata all'ospedale prima dell'operazione.

Sempre a testimonianza della ricerca effettuata nel Sichuan e a protesta contro quelle che Weiwei soprannomina 'case di toufu': Rebar 49. Un tondo in ferro per cemento armato utilizzato per costruire edifici civili, deformato dal terremoto; e due copie dello stesso.

 

Ancora una volta l'attaccamento alle radici, la Cina, il popolo, elementi imprescindibili nell'opera e nella vita di Weiwei. Nella sala principale della galleria, la platea di un ex-cinema, e nella torre, decine e decine di biciclette a formare due strutture astratte, di cui la prima imponente. Rispettivamente Staked e Very Yao. 'Forever' recitano le etichette delle bici, il marchio piu' diffuso di sempre in tutta la Cina. La bicicletta, onnipresente tra la 'popolazione gialla', a scandire le vite di milioni di cittadini cinesi. Un'icona, il principale mezzo di trasporto. Uno status simbol. E ritorna il popolo, rappresentato dallo stesso ingranaggio a catena del mezzo: la forza lavoro, la gente.

Sempre nella sala piu' grande troviamo Ordos 100 Model, il modello in legno testimone del progetto architettonico promosso da Ai Weiwei ed Herzog & de Meuron (dopo la collaborazione per la costruzione dello Stadio Olimpico di Pechino), per cui cento architetti provenienti da 27 Paesi diversi sono chiamati a disegnare cento ville di 1000mq ciascuna da costruire nella Mongolia Interna (progetto non ancora realizzato).

 

E poi basta scrivere, bisogna vederla. A Weiwei non piacerebbe, certe cose vanno viste e basta. L'impatto non e' trascrivibile, quasi mai.

Nel nostro percorso attraversiamo tutto, ridiamo con Weiwei che cucina, ci emozioniamo davanti ad un ritratto di Mao schernito, ci spaventiamo davanti ad una risonanza magnetica, ci specchiamo nelle macchie d'olio in porcellana, ci sentiamo piccoli di fronte all'imponente struttura di biciclette, ci commuoviamo di fronte a delle barre di ferro.

In ordine, l'amore per la vita, la protesta politica e sociale, il controllo e le conseguenze, l'arte, le radici, la diffusione e la condivisione.

Tutto questo e' Ai Weiwei, tante volte indefinibile.

Un binario, una medaglia, un tao. Una parte che non puo' prescindere dall'altra. Un continuum di energia, dove soltanto assemblando tutto si raggiunge la completezza.

 


Ai Weiwei, June 1994